La motosega di Milei punta alle Falkland, Trump apre lo scenario e Londra si prepara

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Le dichiarazioni del presidente americano Donald Trump, che in un'intervista all'emittente britannica Gb News ha lasciato intendere una possibile revisione del tradizionale sostegno degli Stati Uniti al Regno Unito sulla questione delle isole Falkland, hanno rappresentato la scintilla che ha riacceso la contesa nell'Atlantico meridionale.

Approfittando di un momento di frizione tra Washington e Londra, dovuto al mancato supporto britannico nella crisi con l'Iran nello Stretto di Hormuz, il presidente argentino Javier Milei ha deciso di alzare il tiro, trasformando una storica rivendicazione in una concreta offensiva diplomatica ed economica. La scelta di Milei, che per mesi si era mostrato piuttosto freddo sull'argomento, segna una netta svolta nella strategia della Casa Rosada, che ora punta a giocare la carta della sovranità territoriale per consolidare il proprio peso geopolitico.

Il discorso alla nazione e il progetto Sea Lion

In un messaggio televisivo trasmesso a reti unificate, Javier Milei ha dichiarato che "le Malvinas sono argentine per storia e per diritto, non c'è discussione al riguardo", annunciando un pacchetto di misure per rafforzare la presenza del Paese sull'arcipelago. Al centro della nuova offensiva c'è il progetto petrolifero Sea Lion, un maxi-giacimento situato a circa 220 chilometri a nord delle isole, che contiene riserve stimate in oltre un miliardo e settecento milioni di barili di greggio.

Il consorzio incaricato dello sfruttamento, composto dalla britannica Rockhopper Exploration e dalla israeliana Navitas Petroleum, prevede di avviare le estrazioni entro il 2028. Milei ha definito il progetto "particolarmente grave", sostenendo che rappresenterebbe il primo sfruttamento di una risorsa non rinnovabile che appartiene agli argentini, minacciando sanzioni severe contro tutte le aziende coinvolte e i loro fornitori.

La reazione dei mercati è stata immediata e ha colpito duramente la Rockhopper Exploration, le cui azioni sono crollate di oltre il 10% alla Borsa di Londra, mentre anche i titoli di Navitas Petroleum hanno subito pesanti vendite.

La strategia difensiva di Buenos Aires

Per accompagnare le minacce economiche, il governo argentino ha varato un decreto di necessità e urgenza che stanzia nuovi fondi per il Ministero della Difesa, dando priorità alla costruzione di una base navale integrata a Ushuaia, nella Terra del Fuoco. L'infrastruttura, che secondo Milei trasformerà il Paese nel più importante polo logistico dell'Atlantico meridionale, ha una chiara valenza strategica: rafforzare la capacità di proiezione dell'Argentina in una regione cruciale per le rotte marittime, l'accesso all'Antartide e le risorse oceaniche.

Questa mossa va letta come un tentativo di ricostruire la capacità dell'Argentina di pensarsi come potenza marittima, colmando un divario storico tra la sua geografia strategica e le capacità materiali a disposizione. Pur non configurandosi come una preparazione a un nuovo conflitto, l'iniziativa segna un cambio di passo rispetto alla rivendicazione puramente diplomatica degli ultimi decenni, inserendo la difesa della sovranità in un quadro di sicurezza nazionale che include la modernizzazione militare e il potenziamento delle infrastrutture critiche.

Le reazioni di Londra e il ruolo ambivalente di Washington

La risposta del governo britannico non si è fatta attendere. Il ministro della Difesa Wes Streeting ha replicato su X che "le Falkland sono britanniche perché gli abitanti delle Falkland hanno scelto di esserlo", definendo la dichiarazione di Milei un riflesso della politica interna argentina piuttosto che una questione reale.

Anche il segretario di Stato per gli affari esteri Ed Miliband ha ribadito la posizione "irremovibile" del Regno Unito, sottolineando che il diritto all'autodeterminazione degli isolani, che nel referendum del 2013 si espressero al 99,8% per rimanere britannici, è fondamentale e sancito dal diritto internazionale. Tuttavia, l'elemento di maggiore incertezza resta proprio la posizione degli Stati Uniti. Le parole di Trump sull'emittente Gb News, in cui ha ricordato la lontananza delle isole ("sono molto lontane.

È un viaggio lungo") e ha rimproverato a Londra di non aver inviato navi per aiutare Washington contro l'Iran, hanno creato un'apertura diplomatica che Milei ha subito cavalcato. Il presidente argentino ha interpretato l'ambiguità di Trump come un segnale favorevole, parlando di "venti favorevoli" per la causa argentina, anche se al momento non esiste un cambio formale della politica americana.

Le ambizioni di una nuova potenza atlantica

Al di là della retorica nazionalista, che a 44 anni dalla guerra del 1982 continua a rappresentare una ferita aperta per l'Argentina, la mossa di Milei rivela un'ambizione più profonda. Il presidente, che ha sempre manifestato un allineamento ideologico con Trump, sta cercando di trasformare il rapporto privilegiato con gli Stati Uniti in un vantaggio strategico concreto, anche a costo di mettere in tensione il tradizionale legame transatlantico tra Washington e Londra.

La costruzione della base navale e la sfida al progetto Sea Lion non sono solo azioni di disturbo, ma tasselli di un disegno più ampio volto a ricostruire la presenza argentina in una regione chiave come l'Atlantico meridionale, dove le risorse energetiche e le rotte commerciali sono destinate ad assumere un'importanza crescente. La partita delle Falkland, insomma, è diventata il banco di prova per le ambizioni geopolitiche di un'Argentina che, sotto la guida di Milei, cerca di uscire dall'isolamento per ritagliarsi un nuovo ruolo sullo scacchiere internazionale.

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