La richiesta di chiusura del consolato israeliano a Bari e il blocco navale della Flotilla per Gaza
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Redazione Interno
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La tensione sul fronte mediorientale, che pure non accenna a placarsi nonostante il tempo ormai trascorso dagli ultimi sviluppi bellici, trova un nuovo e inaspettato riflesso sulla costa adriatica italiana. Global Sumud Flotilla Puglia, un’organizzazione che si qualifica come “componente integrante dell’Assemblea unitaria per il Primo Maggio a Bari”, ha diffuso un comunicato dal tono inequivocabile: si chiede alle massime cariche territoriali – il sindaco del capoluogo, il presidente della Provincia e il governatore della Regione – di dichiarare il consolato israeliano di Bari una “presenza di guerra”, procedendo di conseguenza alla sua immediata chiusura. La motivazione addotta, a dir poco esplosiva, si legherebbe ai presunti legami di quella sede diplomatica con il complesso economico e militar-industriale operante in Puglia.
Questa iniziativa, che si manifesterà con un presidio programmato per le ore 18, non nasce però in un vuoto politico; si inserisce anzi in una narrazione più ampia secondo cui “Israele ha paura della Sumud”, concetto che simboleggia la resilienza palestinese sia sulla terraferma che in mare. A catalizzare l’ira del movimento è stato un episodio consumatosi a centinaia di miglia di distanza, nel cuore del Mediterraneo. L’inseguimento e il conseguente abbordaggio di almeno ventidue imbarcazioni della Global Sumud Flotilla – senza dimenticare la sorte di centinaia di attivisti provenienti da tutto il mondo – è avvenuto a circa seicento miglia dalle coste palestinesi, una manciata di miglia appena dalle acque europee. Un’operazione, quella condotta dalla marina israeliana, che i promotori della flottiglia non esitano a definire “atto di pirateria”, sottolineando come Israele compia queste azioni da decenni contro ogni missione umanitaria che abbia mai osato sfidare l’assedio illegale imposto sulla Striscia di Gaza.
Il racconto dal mare e la mappa degli abbordaggi
Dalla propria postazione a bordo, Antonella Bundu – già candidata per Toscana Rossa alle ultime elezioni regionali – ha fornito un resoconto diretto che restituisce il clima di paura e determinazione. “La mia nave non è stata intercettata”, scrive la fiorentina, aggiungendo una suggestione dai toni cupi: le forze di occupazione sioniste, al pari dei vampiri, agirebbero solo di notte per attaccare le imbarcazioni. La sua fortuna, quella di aver superato indenne la notte nei pressi dell’isola di Creta, non cancella la portata dell’intervento navale israeliano. Secondo il tracker nautico accessibile dal sito degli attivisti, aggiornato alle 4:23 del mattino, risultavano intercettate almeno ventidue navi – alcune fonti parlano anche di ventuno – mentre altre trentasei risultavano ancora in navigazione. La mappa della sorveglianza satellitare mostra chiaramente il punto dell’intercettazione, localizzato a ovest dell’isola greca, lontano dalle acque territoriali di qualsiasi paese belligerante.
La reazione diplomatica e l’accusa di pirateria
Di fronte a quello che viene descritto come il “rapimento” di centinaia di civili disarmati – attivisti che intendevano semplicemente raggiungere Gaza per rompere il blocco –, la Farnesina ha ritenuto necessario muoversi, seppur con cautela. La diplomazia italiana ha formalmente chiesto informazioni a Tel Aviv, cercando di fare chiarezza su una vicenda dai contorni giuridici assolutamente incerti. “Ogni abbordaggio di barche pacifiche, civili e disarmate in acque internazionali è un atto di pirateria”, ribadiscono i comunicati della Flotilla, i quali sottolineano come Israele abbia questa volta “superato se stesso”. L’impunità con cui le forze israeliane avrebbero agito – sequestrando mezzi e persone a così grande distanza da Gaza – viene indicata come il sintomo più grave di una strategia che ignora sistematicamente il diritto internazionale. Bundu, dal canto suo, lancia un appello perché non si resti inermi: “Scendete in piazza”, scrive, mentre la sua imbarcazione, miracolosamente ancora libera, continua la navigazione.




