Attacco al consolato israeliano a Istanbul, le tre fasi della sparatoria
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Redazione Esteri
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L’odore di polvere da sparo si è mescolato, questa mattina, al traffico del quartiere di Beşiktaş, quello che fino a poco più di due anni fa ospitava il consolato israeliano a Istanbul, nella parte europea della città. Tre uomini, armati di pistole e fucili e vestiti con tute mimetiche, hanno noleggiato un’auto a Izmit – una cittadina a un paio d’ore di distanza – prima di dirigersi verso l’edificio, ormai desertificato da tempo sul piano diplomatico ma ancora carico di valore simbolico. È stato il governatore locale, Davut Gul, a ricordarlo ai media turchi: quella sede, ha spiegato, non è operativa da circa due anni e mezzo e nessun diplomatico si trova all’interno. Un dettaglio, quest’ultimo, che non ha però fermato l’assalto.
L’attacco e la fuga dei primi due feriti
Poco dopo mezzogiorno, ora locale, i tre hanno aperto il fuoco all’esterno della struttura. Nel conflitto a fuoco che ne è seguito, una persona è morta – inizialmente identificata come uno degli aggressori – e altre quattro sono rimaste ferite. Tra queste, figurano due agenti di polizia, intervenuti prontamente sul posto. Le prime ricostruzioni parlano di uno scenario caotico: alcuni passanti sono fuggiti tra gli spari, mentre le forze dell’ordine hanno tentato di isolare l’area. L’emittente turca Haberturk ha aggiornato in serata il bilancio, parlando di due assalitori uccisi e di un terzo catturato, una versione che modifica parzialmente i numeri diffusi nelle ore precedenti, quando si dava conto di un solo morto tra gli attentatori.
L’intervento della polizia e le tre ipotesi investigative
Il ministero degli Interni turco ha confermato in una nota ufficiale che il gruppo era composto da tre individui; uno di loro è rimasto ucciso durante lo scontro a fuoco, mentre gli altri due sono stati feriti e successivamente bloccati. Un agente sarebbe stato colpito, ma fonti locali parlano di condizioni non gravi. L’intera zona è stata rapidamente transennata, e gli investigatori hanno avviato una duplice pista: da un lato, quella del terrorismo – l’ipotesi più battuta, visti il bersaglio e la modalità dell’azione – dall’altro, la verifica sui precedenti penali dei tre uomini, di cui non sono state rese note le generalità. Le immagini dell’assalto, diffuse da Haberturk, mostrano i corpi riversi a terra accanto all’auto noleggiata, con i finestrini frantumati e gli zaini ancora indosso.
Un consolato vuoto e un simbolo ancora caldo
Nonostante l’edificio fosse vuoto da oltre due anni – le relazioni tra Ankara e Gerusalemme hanno subìto alti e bassi, con momenti di gelo diplomatico – l’attacco conserva un peso politico non indifferente. La scelta del bersaglio, per quanto privo di personale, appare ai più come un messaggio chiaro. Le autorità turche hanno escluso, almeno per il momento, la presenza di complicità esterne o di un piano più ampio. Restano da chiarire i ruoli precisi dei tre assalitori: chi ha sparato per primo, se qualcuno di loro avesse esplosivi nello zaino, e se il ferimento dei due poliziotti sia avvenuto prima o dopo l’uccisione del primo aggressore. Gli interrogatori del terzo uomo, quello catturato vivo, potrebbero fornire risposte. Il governatore Gul ha voluto sottolineare un dato oggettivo: l’assenza di diplomatici ha evitato conseguenze ben più gravi. Ma per i residenti di Beşiktaş, il rumore degli spari resterà a lungo il ricordo più vivido di questo martedì di aprile.




