Famiglia nel bosco, Salvini a Palmoli: «Lontananza dai genitori è sofferenza inutile»
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
«Ogni giorno in più di lontananza dei bimbi da mamma e papà è un giorno perso, un giorno di sofferenza gratuita, inutile». La frase, pronunciata dal vicepremier Matteo Salvini durante la sua visita a Palmoli, riassume il clima di tensione che avvolge la vicenda dei tre figli di Catherine Birmingham e Nathan Trevallion, quella che i media hanno ribattezzato la “famiglia nel bosco”. Il luogo, una casa isolata tra le colline teatine, è stato fino al 20 novembre scorso il loro rifugio domestico, prima che un provvedimento del Tribunale per i minorenni dell’Aquila cambiasse radicalmente le loro esistenze. Il Tribunale, sospendendo la potestà genitoriale alla coppia, ha disposto il trasferimento immediato dei minori in una casa famiglia a Vasto, dove i bambini risiedono tuttora, lontani dall’ambiente in cui erano cresciuti.
Un incontro di un’ora con i genitori e la critica alla giustizia minorile
L’incontro tra Salvini e i coniugi Birmingham-Trevallion si è svolto nel pomeriggio nel municipio di Palmoli, durando circa sessanta minuti. Al termine del colloquio, il leader della Lega non ha nascosto la sua posizione, definendo «fuori dal mondo» il fatto che quei tre bambini siano ormai separati dai loro genitori da cinque mesi. Una lontananza che, nelle sue parole, non ha alcuna giustificazione pedagogica o sociale, ma rappresenta piuttosto un’esperienza dannosa senza un reale beneficio per i minori. Salvini ha colto l’occasione per annunciare i contorni di una legge – già in fase di approvazione – che modificherà le procedure future: non sarà più un singolo giudice o un assistente sociale a decidere allontanamenti così radicali, ma un team multidisciplinare di esperti. Una riforma, ha ammesso lo stesso vicepremier, che però non avrà effetto retroattivo né potrà consolare i piccoli coinvolti in questa specifica vicenda.
La critica diretta: «Della legge ai bambini non interessa nulla»
«Stiamo approvando una legge valida per il futuro, certo – ha spiegato Salvini ai cronisti presenti a Palmoli – ma intanto questi tre bimbi stasera dormono lontani da casa e della legge a loro interessa poco». Un passaggio, quest’ultimo, che mira a sottolineare lo scollamento tra i tempi della burocrazia giudiziaria e l’urgenza emotiva della vita reale. Il riferimento al fatto che i minori siano ancora a Vasto, in una struttura protetta, non ha trovato nelle dichiarazioni del vicepremier alcuna apertura a compromessi: per lui la soluzione sarebbe il ritorno immediato sotto la responsabilità dei genitori, nella loro abitazione tra gli alberi. Salvini ha espresso la speranza che «maggio sia il mese giusto» per una svolta, senza però addentrarsi in dettagli su eventuali ricorsi o azioni legali già in corso da parte della difesa della coppia.
Il bosco e la città: un confronto implicito sulla socialità
Nel suo intervento a braccio, il leader leghista ha anche ribaltato un luogo comune spesso usato in questi casi, quello dell’isolamento. «Per i bimbi c’è più socialità qui che a Milano», ha affermato, suggerendo che la vita nel bosco – almeno per quei tre specifici bambini – non rappresentava una privazione ma anzi una forma di relazione diversa, forse più autentica, rispetto a quella che potrebbero trovare in un contesto urbano o in una comunità educativa. Una provocazione che mira a mettere in discussione i criteri standard con cui i servizi sociali e i tribunali valutano il “superiore interesse del minore”, spesso privilegiando modelli residenziali considerati più sicuri o controllabili. La scelta di Salvini di recarsi personalmente a Palmoli, peraltro, ribadisce l’attenzione politica su un caso che ha diviso l’opinione pubblica tra chi difende l’intervento dello Stato e chi lo accusa di essere intromissivo.
Nessuna data certa per il ritorno, ma la polemica resta aperta
Al momento, non vi sono elementi per prevedere una modifica dello stato dei fatti: i tre minori restano affidati alla casa famiglia di Vasto, sotto la supervisione del Tribunale per i minorenni, mentre i genitori rimangono a Palmoli. La visita di Salvini non ha prodotto annunci concreti né un cambio di rotta immediato, ma ha riacceso i riflettori su una procedura – quella della sospensione della potestà – che il vicepremier considera troppo discrezionale e poco trasparente. L’assenza di un provvedimento già firmato o di una data per l’eventuale riunificazione lascia il quadro giuridico immutato, mentre sul piano politico si gioca una partita diversa: quella della fiducia nelle istituzioni minorili e dei limiti del loro potere. I genitori, dal canto loro, non hanno rilasciato dichiarazioni pubbliche al termine dell’incontro, limitandosi a ringraziare il vicepremier per l’ascolto. Resta sullo sfondo la domanda – senza risposta per ora – su quanto possa durare, agli occhi della legge, una “sofferenza inutile”.




