Famiglia nel bosco, Salvini a Palmoli: «Quei bimbi stanno peggio di cinque mesi fa»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’incontro si è consumato tra le mura di quella che ormai tutti chiamano la “casa nel bosco”, a Palmoli, e al termine l’ospite non ha usato giri di parole. Matteo Salvini, vicepremier e leader della Lega, ha parlato a lungo con Catherine Birmingham e Nathan Trevallion, i genitori dei tre minori allontanati lo scorso 20 novembre dal Tribunale per i minorenni dell’Aquila. Da allora, quei bambini – ed è questo il punto che l’esponente del governo ha voluto sottolineare con forza davanti ai cronisti – si trovano in una casa famiglia a Vasto. «So per certo – ha dichiarato Salvini – che i bimbi dopo cinque mesi di reclusione stanno peggio di quanto non stessero cinque mesi fa».

Un modello educativo non convenzionale, ma nessun reato

La riflessione del vicepremier è partita proprio dal contesto familiare, che ha definito «diverso da quello usuale». Poi, una serie di domande retoriche dense di implicazioni: «Questo è un reato? No. C’è violenza, droga, abuso? No. Quindi?». L’affondo, infatti, è servito a contrapporre questa vicenda ad altre situazioni di cronaca – quelle sì, segnate da incuria o degrado – dove l’allontanamento dei minori non avviene con la stessa prontezza. «Non vengono tolti i bambini che stasera vivono nella cacca, con i genitori che rubano, se va bene», ha aggiunto, tracciando un parallelo netto. La sua posizione, insomma, non lascia spazio a sfumature: l’allontanamento in questo caso specifico sarebbe una sofferenza aggiunta e, per certi versi, inspiegabile.

«Ogni giorno lontano è un giorno perso»

Salvini ha voluto ribadire il concetto anche in un secondo momento, quasi a voler scolpire nella memoria collettiva l’urgenza della situazione. «Ogni giorno in più di lontananza dei bimbi da mamma e papà è un giorno perso, un giorno di sofferenza gratuita, inutile». E ha rincarato la dose parlando di «cinque mesi di reclusione», un termine forte che equipara la permanenza nella struttura assistenziale a una forma di detenzione mascherata. La visita a Palmoli, tra l’altro, non è stata solo verbale: il leader leghista ha portato in dono alla coppia delle uova fresche, quasi a sottolineare – con un gesto semplice – la vicinanza materiale a uno stile di vita che lui stesso ha definito più autentico («più socialità qui, senza tv e telefono, che a Roma e Milano»).

Il nodo della legge e l’attesa per maggio

Sul fronte normativo, Salvini ha annunciato che l’esecutivo sta lavorando a una legge «valida per il futuro»: il progetto prevede che le decisioni delicate come l’allontanamento dei minori non vengano prese da una singola persona, ma da un «team di esperti». Un meccanismo, ha spiegato, pensato per evitare casi analoghi. Tuttavia, la precisazione che conta – e che lui stesso ha voluto mettere in risalto – è un’altra: «Intanto questi tre bimbi stasera dormono lontani da casa, e della legge a loro interessa poco». La speranza, espressa a voce alta, è che «maggio sia il mese giusto» per una svolta, anche se non sono stati forniti dettagli sui tempi o sui possibili provvedimenti imminenti. L’allontanamento, dunque, resta il fatto centrale: cinque mesi senza i genitori, una lontananza che – secondo il vicepremier – avrebbe peggiorato, anziché migliorare, le condizioni dei tre piccoli.

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