Flotta fantasma russa al largo della Sardegna, la rotta anomala della Sparta IV
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Redazione Interno
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Una formazione navale russa, il cui movimento è costantemente monitorato dalla Marina Militare italiana nell'ambito dell'operazione Mediterraneo Sicuro, staziona da giorni in acque internazionali al largo della costa orientale sarda, attirando anche l'attenzione dei vertici della Nato per una rotta definibile, nel migliore dei casi, come inconsueta. La piccola flotta, transitata dal Canale di Sicilia, ha infatti interrotto il consueto percorso verso lo Stretto di Gibilterra deviando verso il Tirreno, per poi iniziare a muoversi avanti e indietro, senza una direzione lineare apparente, a poca distanza dalle coste dell'isola. Si tratta di una manovra che, in assenza di spiegazioni ufficiali da parte di Mosca, solleva interrogativi legittimi sulla sua natura e sui suoi obiettivi finali, considerando il profilo specifico delle unità coinvolte.
Il "corriere della morte" sotto stretta osservazione
Al centro dell'osservazione, condotta oltre che da una fregata anche da un velivolo ATR 72MP dell'Aeronautica, si trova in particolare la Sparta IV, un cargo lungo 122 metri noto negli ambienti della sicurezza internazionale con l'inquietante soprannome di "corriere della morte". L'imbarcazione, infatti, è utilizzata in modo sistematico dal ministero della Difesa russo per il trasporto di armamenti in varie zone del globo, un'attività che le è valsa l'inserimento nelle liste delle sanzioni statunitensi. Proprio a causa di questo status, la nave procede spesso scortata da unità da combattimento, come in questo caso dal cacciatorpediniere Severomorsk, che insieme alla petroliera Kama completa il gruppo. Tra le tre, curiosamente, solo la Sparta IV mantiene il trasponder acceso, rendendone tracciabile la posizione nonostante la presenza delle altre.
La flotta "ombra" di Mosca e le sue attività
La Sparta IV, peraltro, appartiene a quella che viene spesso definita la "flotta fantasma" russa, un insieme di imbarcazioni che Mosca impiega principalmente per esportare petrolio aggirando le restrizioni economiche internazionali imposte dopo l'invasione dell'Ucraina. Si tratta, in buona sostanza, di una flotta ombra la cui esistenza è funzionale a sostenere l'economia di guerra del Cremlino, e la cui presenza in acque così prossime a un territorio dell'Unione Europea non può essere considerata casuale o meramente di transito. La loro attività, come ha tenuto a precisare il ministro della Difesa, rientra nelle operazioni di vigilanza volte a garantire la sicurezza nazionale e collettiva europea, un compito che in questo frangente assume contorni di particolare delicatezza.
La vigilanza italiana in un quadrante strategico
La scelta del quadrante di mare non è probabilmente casuale, dato che il Mediterraneo centrale rappresenta da sempre un'area di vitale importanza strategica e logistica. La presenza militare russa in queste acque, seppur legittima finché confinata alla zona economica internazionale, viene interpretata come un test delle difese occidentali e una dimostrazione di forza, una pratica di "presenza assertiva" comune nelle dinamiche geopolitiche attuali. Le autorità italiane, dal canto loro, seguono la situazione con la massima attenzione, consapevoli che ogni movimento delle unità, specialmente della Sparta IV, potrebbe celare intenti che vanno ben oltre una semplice esercitazione o un rifornimento di routine.




