Minaccia la figlia di Meloni e accusa l’intelligenza artificiale: il prof fa marcia indietro

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   Stefano Addeo, docente di tedesco in un istituto superiore della provincia di Napoli, ha scatenato una bufera per un post in cui augurava alla figlia della premier Giorgia Meloni «la stessa sorte di Martina», la quattordicenne uccisa ad Afragola in un caso di femminicidio. Dopo le reazioni indignate, il professore ha ritrattato, ammettendo di aver «sbagliato» e definendo il gesto «superficiale». Ma la giustificazione che ha provato a fornire – attribuendo la colpa all’intelligenza artificiale – ha sollevato ulteriori interrogativi.

«Non si augura mai la morte, soprattutto a una bambina», ha dichiarato Addeo, tentando di ridimensionare l’accaduto. Secondo la sua versione, il messaggio offensivo sarebbe stato generato da un software di IA, al quale avrebbe chiesto di «scrivere un testo contro Meloni». Una spiegazione che, più che attenuare le responsabilità, sembra confermare l’uso strumentale di strumenti tecnologici per veicolare odio. «L’ho pubblicato senza riflettere, poi ho capito che era troppo cattivo», ha aggiunto, senza però chiarire perché avesse ritenuto accettabile, anche solo temporaneamente, un contenuto del genere.

Il caso non è isolato. Negli ultimi anni, diversi docenti hanno utilizzato la loro visibilità pubblica – spesso sui social network – per lanciare attacchi personali contro esponenti politici e istituzionali. Da Franco Gozzini a Mauro Raimo, sono numerosi gli insegnanti finiti al centro di polemiche per dichiarazioni violente o minacciose, trasformando le aule in megafoni di propaganda politica. Quello di Addeo, però, segna un ulteriore passo in avanti nel degrado del dibattito: l’uso dell’intelligenza artificiale come scudo per giustificare l’ingiustificabile.

La Procura di Roma, competente per materia, sta valutando se aprire un’indagine formale. Intanto, la scuola dove insegna Addeo dovrà decidere se adottare provvedimenti disciplinari. Il docente, dal canto suo, ha espresso timori per il proprio futuro: «Temo il licenziamento», ha confessato, in un’ammissione che suona come un tardivo riconoscimento delle conseguenze delle proprie azioni.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.