Caldo record ma i consumi restano freddi: secondo calo mensile per le vendite al dettaglio

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Le ondate di calore che stanno interessando la penisola in questo scorcio di settembre, con temperature ben al di sopra delle medie stagionali, non sembrano avere alcun effetto benefico sul carrello della spesa degli italiani. Anzi, a certificare una fase di stagnazione piuttosto marcata ci pensano i dati diffusi dall’Istat relativi al mese di luglio, che fotografano un quadro di debolezza strutturale: le vendite al dettaglio hanno segnato il secondo calo mensile congiunturale consecutivo, sia in valore che in volume.

Un andamento che, al di là delle fluttuazioni stagionali, mette in luce una difficoltà crescente per il comparto del commercio tradizionale, mentre resistono, seppur con segni diversi, la grande distribuzione e il canale dell'e-commerce. A pesare sul bilancio complessivo è in particolare il comparto alimentare, dove si assiste a un paradosso tutto italiano: la spesa in valore cresce appena, ma la quantità di beni acquistati diminuisce in maniera sensibile, a dimostrazione che l'inflazione sta erodendo il potere d'acquisto delle famiglie.

I numeri dell'Istat: calo congiunturale e dinamiche contrastanti

L'Istituto nazionale di statistica ha reso noti i dati relativi al mese di luglio, evidenziando un decremento congiunturale che segue quello già registrato a giugno, interrompendo di fatto una serie di timidi segnali di ripresa che si erano intravisti nella prima parte dell'anno. Nel dettaglio, il dato aggregato mostra un calo dello 0,2% in valore rispetto a giugno e una flessione dello 0,1% in volume, a conferma di un trend che si sta consolidando.

Se si allarga lo sguardo al dato tendenziale, ovvero al confronto con luglio dell'anno precedente, si registra invece una crescita dell'0,8% in valore, ma questo dato positivo viene completamente vanificato dalla contrazione dello 0,6% in volume. Ciò significa che, nonostante le famiglie spendano mediamente di più, riescono a portare a casa meno beni e servizi.

Le performance migliori, in questo quadro, continuano a essere quelle della grande distribuzione organizzata, che mette a segno un incremento dell'1,6% in valore e dello 0,6% in volume, e del commercio elettronico, che cresce del 2,4% in valore e dell'1,6% in volume, confermandosi il canale più dinamico nonostante la fine dell'emergenza pandemica.

A soffrire maggiormente è invece il dettaglio tradizionale, che segna una crescita nulla in valore e un preoccupante calo dell'1,7% in volume, con una flessione complessiva dello 0,6% nei primi sette mesi dell'anno, un dato che fa suonare più di un campanello d'allarme per i piccoli esercizi commerciali.

L'alimentare e il carrello della spesa: si paga di più per comprare di meno

Particolarmente significativa è l'analisi per comparto merceologico, che mette in luce una dinamica allarmante per quanto riguarda i beni alimentari. In questo segmento, le vendite al dettaglio hanno registrato una flessione dell'1% in volume, a fronte di un incremento dello 0,3% in valore. Questo scarto, apparentemente minimo, racconta una realtà ben più complessa: le famiglie italiane stanno spendendo di più per fare la spesa, ma la quantità di cibo che finisce nei carrelli è inferiore rispetto a un anno fa.

Un fenomeno che gli esperti definiscono "contrazione dei volumi", e che rappresenta un indicatore sensibile della perdita di capacità d'acquisto. Le ragioni sono da ricercare nell'andamento dei prezzi, che continuano a salire nonostante la stabilizzazione di alcune materie prime, e nella persistenza di uno scenario internazionale incerto.

Al contrario, per i beni non alimentari, dove rientrano abbigliamento, elettronica e articoli per la casa, si registra una crescita in valore dell'1,2% e un aumento marginale in volume dello 0,1%, a testimonianza di un comportamento di spesa differenziato, con gli italiani che tendono a tagliare sulla tavola per preservare altri capitoli di spesa.

Le associazioni: effetto guerra e impennata dei carburanti

Le reazioni del mondo associativo e delle sigle dei consumatori non si sono fatte attendere, con il Codacons che ha sottolineato come "prosegue l'effetto negativo della guerra in Iran sui consumi degli italiani", richiamando l'attenzione sulle ripercussioni del conflitto in corso sui prezzi al dettaglio e sul costo dell'energia. Un'associazione, Assoutenti, ha invece evidenziato come gli italiani stiano modificando profondamente le proprie abitudini di acquisto, cercando di adattarsi a una fase economica che presenta notevoli criticità.

A complicare ulteriormente il quadro, come osservato dal Codacons, è il forte rialzo dei carburanti registrato nel mese di agosto, un incremento che ha contribuito a far impennare l'inflazione al 3,3%, determinando un aumento generalizzato del costo della vita. Questa impennata, che si riverbera a catena su tutti i settori produttivi e sui costi logistici, rischia di rendere ancora più gravosa la situazione per le famiglie, già alle prese con bollette e mutui in aumento.

L'effetto congiunto di questi fattori rischia di tradursi in un ulteriore freno alla domanda interna, con conseguenze potenzialmente pesanti per l'intero sistema economico e, in particolare, per quelle imprese del commercio che operano con margini ridotti e che non possono contare sulle economie di scala della grande distribuzione.

Il campanello d'allarme per le piccole imprese

Se dal punto di vista macroeconomico, come sottolineato da Confcommercio, i dati odierni non destano eccessiva preoccupazione, poiché nel bimestre giugno-luglio i consumi si sono parzialmente spostati su segmenti non inclusi nell'indice delle vendite al dettaglio, come il settore automobilistico e quello dei servizi di mercato, è innegabile che il secondo calo consecutivo delle vendite a volume rappresenti un segnale preoccupante per molte imprese della distribuzione commerciale.

Il riferimento, in questo caso, è soprattutto alle realtà di minore dimensione, quelle che popolano i centri storici e le periferie, e che non dispongono degli strumenti per competere con i colossi della grande distribuzione o con le piattaforme di vendita online. L'assenza di crescita in valore, unita alla contrazione dei volumi, mette a dura prova la sostenibilità economica di questi esercizi, che già devono fare i conti con l'aumento dei costi fissi, dall'energia agli affitti, e con una concorrenza sempre più agguerrita.

In questo contesto, il prossimo autunno si preannuncia come un banco di prova cruciale per il settore, con le associazioni di categoria che chiedono a gran voce interventi mirati per sostenere la liquidità delle imprese e rilanciare il potere d'acquisto delle famiglie, unico vero motore per una ripresa duratura dei consumi interni.

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