Ferrari Luce, l'elettrica si svela a maggio: interni firmati Ive e nessun obbligo per i clienti
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Redazione Scienza e Tecnologia
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La transizione, si sa, è un'arte complessa, e a Maranello l'hanno interpretata con la consueta, strategica meticolosità. La prima Ferrari interamente a batteria, che si chiamerà Luce – un nome che evoca chiarezza, illuminazione, quasi una nuova alba per il Cavallino – debutterà ufficialmente il 25 maggio a Roma. Non si tratta di una data casuale, e il cerimoniale, in questi casi, non è mai fine a sé stesso: quel giorno si celebrano gli ottant'anni dalla prima storica vittoria in una gara della Ferrari, ottenuta da Franco Cortese sul circuito delle Terme di Caracalla nel lontano 1947. Un'eredità poderosissima, quella della rossa, che ora si trova ad abbracciare una tecnologia radicalmente nuova, e lo fa con una scelta di location che sa di ammiccamento alle origini, quasi a voler legittimare la svolta con un filo diretto con la propria leggenda.
E se il nome evoca la luce, le prime immagini diffuse – quelle degli interni – rivelano un abitacolo che di quella luce esalta la matericità, in un modo che spiazza e affascina. La Ferrari Luce porta la firma di LoveFrom, lo studio fondato da Jony Ive, il designer che ha plasmato l'estetica di Apple per decenni, e Marc Newson. La scelta, fortemente voluta dal presidente John Elkann, è stata quella di affidare a menti estranee al mondo dell'auto il compito di ridisegnare il rapporto tra pilota e vettura in assenza del rombo del termico. Il risultato, come si evince dalle foto ufficiali pubblicate sul sito della casa e rilanciate dalla stampa specializzata, è un raffinato equilibrio tra analogico e digitale, una dichiarazione d'intenti che rifiuta la dittatura del grande schermo centrale tipica di molte elettriche contemporanee.
L'attenzione al dettaglio, in questo abitacolo, raggiunge livelli quasi maniacali, tipici della produzione industriale di alto rango. Il volante, per esempio, è un essenziale tre razze fresato da un blocco di alluminio riciclato al cento per cento, un tributo alla leggerezza e alla solidità che riduce il peso di quattrocento grammi rispetto a uno sterzo tradizionale del Cavallino. La strumentazione, racchiusa in un elemento chiamato "Binnacle" che si muove solidale con il volante, sovrappone display OLED a quadranti dalla lancetta fisica, creando un senso di profondità e tridimensionalità volutamente analogico. Il tunnel centrale, rivestito in pelle italiana, ospita un vano per la chiave d'accensione, un oggetto in vetro che, una volta inserito, si illumina diffondendo il caratteristico giallo del logo Ferrari per tutta la consolle.
Dal punto di vista squisitamente tecnico, la Ferrari Luce si presenta con numeri che ne confermano l'anima sportiva, nonostante il peso di 2.300 chili. Sotto la carrozzeria – che dovrebbe essere quella di una granturismo a quattro posti con passo di 2,96 metri e porte posteriori controvento, stando alle ultime foto spia dei prototipi -5-8 – trova posto un pacco batteria da 122 kWh di capacità, assemblato in casa con celle fornite da partner esterni. L'architettura elettrica è a 880 volt, e i quattro motori – due all'anteriore e due al posteriore – sviluppano una potenza complessiva che supera abbondantemente i mille cavalli, spingendo la vettura a 310 km/h di velocità massima e facendo scattare lo zero-cento in appena 2,5 secondi. L'autonomia dichiarata, nel ciclo di omologazione, si attesta intorno ai 530 chilometri, un valore che la pone ai vertici della categoria per prestazioni e per capacità di accumulo.
Ma al di là delle specifiche tecniche e del design d'avanguardia, ciò che ha fatto più rumore nelle ultime settimane è la strategia commerciale che circonda il lancio della Luce. L'amministratore delegato Benedetto Vigna, durante la conference call sui risultati finanziari del quarto trimestre 2025, è stato categorico nell'escludere qualsiasi forma di pressione sulla propria clientela: l'acquisto dell'elettrica non sarà mai un vincolo per poter accedere alle edizioni speciali e limitate future, che i collezionisti di tutto il mondo attendono con ansia. Il riferimento, esplicito, è a modelli come la futura 849 Testarossa, erede di una stirpe amatissima: chi vorrà mettersi in garage un pezzo di storia del genere non dovrà necessariamente passare per la Luce se non lo desidera. "Non si può costringere un cliente a comprare qualcosa che non gli piace – ha dichiarato Vigna – sarebbe l'errore più grande".




