Maxi-blitz contro il clan Russo, 44 arresti per voto di scambio e controllo del territorio

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Dall’elicottero, all’alba, l’operazione ha assunto le sembianze di un assedio moderno, con blocchi stradali presidiati e una massiccia mobilitazione di forze che ha interessato il nolano. È in questo modo, con un dispiegamento imponente di uomini e mezzi, che i carabinieri del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna hanno eseguito l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del tribunale di Napoli, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, portando all’arresto di 44 persone. Di queste, 34 sono state condotte in carcere mentre per le altre 10 è stata disposta la misura degli arresti domiciliari, un colpo durissimo sferrato al potente clan Russo, da sempre radicato in quell’area.

Il controllo sull'economia e il peso della camorra

Le indagini, che si sono prolungate per mesi, hanno fatto emergere un sistema di potere criminale che, esercitando il controllo diretto e indiretto sul territorio di Nola e dei comuni limitrofi, si è insinuato in “tutte le attività di carattere economico”. Il settore dell’edilizia, in particolare, è apparso come uno dei cardini degli affari illeciti, insieme all’esercizio abusivo dei giochi e delle scommesse, reati che vengono aggravati dall’applicazione sistematica del metodo mafioso. Si tratta di un meccanismo di dominio che, servendosi della forza intimidatrice del clan, mirava a consolidare il potere del gruppo e ad agevolarne l’espansione, piegando a proprio vantaggio le leve dell’economia locale.

Le tentacoli della criminalità organizzata sulla politica

L’aspetto più inquietante che l’inchiesta ha portato alla luce, tuttavia, riguarda la sfera politica e amministrativa. Gli inquirenti, analizzando un intricato scambio di favori, hanno ricostruito i presunti tentativi del sodalizio camorristico di orientare il voto a Casamarciano e a Cicciano, dove si sono tenute le consultazioni comunali. Secondo quanto emerge dagli atti depositati dal gip, il presunto affiliato Aniello Ambrosino avrebbe agito per conto del clan Russo, cercando di sostenere l’allora candidato sindaco di Cicciano, Giuseppe Caccavale, e il candidato, non eletto, a Casamarciano, Andrea Manzi. Entrambi i politici, i cui nomi compaiono nel registro degli indagati per il reato di voto di scambio politico-mafioso, non sono stati raggiunti da misure cautelari, ma la loro posizione giudiziaria delinea un quadro di relazioni pericolose tra criminalità e istituzioni.

Un sistema che cerca consensi anche oltre la politica

La capacità di penetrazione del clan, stando a quanto accertato dalle forze dell’ordine, non si sarebbe limitata alla sola arena politica o a quella economica. Persino la Curia di Nola, secondo gli elementi investigativi, avrebbe subito, seppur indirettamente, l’influenza dell’organizzazione, in un tentativo di assicurarsi una forma di consenso e di legittimazione che travalicasse i confini del controllo territoriale puro. Questo aspetto, che coinvolge una realtà di profondo radicamento sociale come quella ecclesiastica, completa un mosaico di relazioni illecite di una complessità notevole, mostrando la pervasività di un sistema criminale che cerca di infiltrare ogni canale di potere e di influenza nella società.

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