Melanoma, la prevenzione scende in campo tra visite nei supermercati e la “protezione” che viene dal guardaroba

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Se c’è un ambito in cui il fattore tempo – quella variabile impalpabile ma decisiva – gioca una partita silenziosa e spesso spietata, è quello dei tumori cutanei. Ogni primo sabato di maggio, il “Melanoma Day” accende un riflettore che andrebbe tenuto acceso tutto l’anno, data la natura subdola di questo avversario, capace di progredire mentre lo sguardo resta distratto dalla routine quotidiana. La pelle, organo vasto e vulnerabile, manda segnali che troppo spesso archiviamo nella categoria “cose da rimandare”, un lusso che in oncologia raramente ci si può permettere.

Livorno, in questi giorni, è diventata il centro operativo di una strategia che prova a sovvertire questa pigrizia collettiva, portando la diagnosi precoce laddove la gente passa senza pensarci, cioè al supermercato. È partita infatti, nella sede della Coop di via Luigi Settembrini, la nuova campagna promossa da Unicoop Firenze in tandem con l’Intergruppo Melanoma Italiano (Imi). Fino al prossimo 7 maggio, i soci avranno accesso a visite dermatologiche gratuite per il controllo dei nei, un’opportunità che prova a rimuovere la barriera psicologica e burocratica che spesso separa il cittadino dall’ambulatorio. Non si tratta di un evento isolato, va detto: il testimone passerà poi a Viareggio, dove dall’11 al 14 maggio la stessa iniziativa offrirà un’ulteriore chance di screening, per poi estendersi durante tutta l’estate con altri appuntamenti dedicati alla prevenzione.

L’abito, una prima linea di difesa contro i raggi

E mentre la Toscana si mobilità con i controlli, la riflessione sulla prevenzione si sposta su un altro fronte, spesso ancora sottovalutato: quello che indossiamo. A ricordarcelo, in occasione della Giornata nazionale (celebrata lo scorso 2 maggio), è la Fondazione Melanoma Onlus con la campagna “Vestiti di Prevenzione”. Chi pensa che la crema solare basti a risolvere ogni problema, insomma, rischia di cadere in un tranello. Specialisti del settore e ricercatori, come quelli della McGill University, hanno evidenziato il cosiddetto “paradosso della protezione solare”: applicare il filtro può indurre un falso senso di sicurezza, spingendo a prolungare l’esposizione in modo controproducente.

La realtà, supportata da evidenze scientifiche solide, suggerisce un approccio integrato dove l’abbigliamento gioca il ruolo di scudo fisico costante, qualcosa che – a differenza di una lozione – non si dilava con il sudore né richiede riapplicazioni ogni due ore. L’analisi di Cancer Research UK citata dagli esperti rivela come la localizzazione dei tumori segua spesso le mode e le abitudini sociali: circa il 40% dei melanomi maschili si concentra sul torso, perché è quella l’area più esposta al sole quando ci si toglie la maglia; nelle donne, oltre un terzo colpisce invece le gambe, tradizionalmente più scoperte. Non è solo una questione di estate, inoltre, visto che i raggi ultravioletti mantengono una potenza sufficiente a danneggiare la pelle già da marzo fino a metà ottobre.

I falsi miti e la strategia del guardaroba

In questo scenario, l’invito della fondazione è a scardinare i falsi miti legati all’abbronzatura. Se in Italia i casi di melanoma sono più che raddoppiati in vent’anni, raggiungendo quota 15mila all’anno, significa che la sola abitudine di “prendere colore” va rivista alla radice. La “tintarella” non è un segno di salute, ma il risultato visibile di un danno cutaneo. Per chi vuole davvero mettersi al sicuro, gli esperti suggeriscono cinque mosse pratiche: preferire colori scuri o brillanti (assorbono meglio i raggi UV rispetto al bianco), scegliere capi leggeri ma a maniche lunghe, utilizzare occhiali con montatura avvolgente, non uscire mai senza cappello a tesa larga e, per chi pratica sport o sta molte ore fuori, valutare tessuti tecnici con certificazione UPF (in grado di bloccare fino al 98% delle radiazioni).

Un fenomeno in crescita che non risparmia i giovani

Ritornando ai dati clinici, la fotografia scattata dall’Imi conferma la complessità del fenomeno. Ogni anno si superano abbondantemente i 12mila nuovi casi in Italia, e c’è un dettaglio che dovrebbe far riflettere: l’età della diagnosi si sta abbassando. Nella popolazione maschile sotto i cinquanta anni, questo tumore rappresenta la seconda neoplasia più frequente; nelle coetanee, la terza. Analisti del settore sottolineano come l’incidenza registrata a Livorno sia tra le più alte d’Italia, paragonabile a quella del Queensland, in Australia, storicamente considerata la “capitale mondiale” di questo male. Controllare i propri nei, conoscere la storia della propria pelle, e coprirsi in modo intelligente restano, per ora, le uniche armi davvero efficaci per tenere a bada un nemico che cresce nell’indifferenza generale.

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