Il ministro della Difesa israeliano Katz: “I raid contro il regime si intensificheranno questa settimana”
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Redazione Esteri
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Gerusalemme. Il confronto militare in corso tra la coalizione israelo-americana e la Repubblica Islamica dell’Iran si appresta a vivere una fase caratterizzata da un incremento significativo dell’intensità operativa. A dichiararlo, nel corso di una riunione tenutasi presso il centro di comando sotterraneo del quartier generale delle Forze di Difesa Israeliane a Tel Aviv, è stato il ministro della Difesa Israel Katz, il quale ha specificato che l’aumento della pressione, previsto già nell’arco della settimana entrante, coinvolgerà congiuntamente le truppe israeliane e quelle statunitensi. “Questa settimana”, ha affermato Katz citato dal Times of Israel, “l’intensità degli attacchi che le Idf e l’esercito americano condurranno contro il regime terroristico iraniano e le infrastrutture da esso dipendenti aumenterà significativamente”. Le dichiarazioni del ministro giungono mentre i fronti caldi del conflitto si moltiplicano, con l’aviazione israeliana che ha ripetutamente preso di mira la periferia meridionale di Beirut – dove un intero condominio è stato raso al suolo – e le cui operazioni aeree continuano a interessare obiettivi strategici nella capitale iraniana Teheran.
Le operazioni militari, che secondo le fonti proseguiranno senza sosta fino al raggiungimento degli obiettivi prefissati, si inseriscono in un contesto di crescente pressione internazionale e di mosse diplomatiche che rivelano le contraddizioni interne all’amministrazione americana. Da un lato, il presidente Donald Trump – rieletto e attualmente alla guida degli Stati Uniti – ha dichiarato di stare valutando l’ipotesi di un “graduale alleggerimento” delle operazioni militari in Medio Oriente, suggerendo che gli obiettivi siano stati quasi raggiunti. Dall’altro, i fatti concreti testimoniano una realtà diversa: il Pentagono ha infatti dislocato ulteriori mezzi anfibi e migliaia di marine nella regione, segnalando una mobilitazione che difficilmente corrisponde a una fase di disimpegno. Un tentativo di calmierare gli effetti economici del conflitto, che ha fatto schizzare alle stelle il prezzo del petrolio e del gas naturale, è stato invece rappresentato dalla decisione della Casa Bianca di sospendere temporaneamente le sanzioni su circa centoquaranta milioni di barili di greggio iraniano già caricati, una mossa che mira a rifornire il mercato globale ma che espone Washington a critiche per le difficoltà nella gestione della crisi energetica.
Le parole di Katz trovano fondamento in un’escalation che ha già varcato i confini del territorio iraniano, estendendosi a infrastrutture civili e militari di vitale importanza. L’Unicef ha documentato come nel solo territorio iraniano siano state colpite almeno venti scuole e dieci ospedali a causa dei bombardamenti della coalizione, mentre i mercati energetici internazionali sono stati gettati nel panico dopo che i maggiori giacimenti di gas del Golfo – condivisi da Iran e Qatar – sono finiti sotto fuoco incrociato. Un attacco che ha colpito la raffinazione di gas di South Pars, fondamentale per l’economia di Teheran, ha provocato una reazione immediata da parte del ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, il quale ha dichiarato di possedere informazioni dettagliate sui piani israeliani e ha avvertito che il suo Paese non userà alcuna “moderazione” qualora le sue infrastrutture subiscano ulteriori danni. Non si tratta solo di parole: Teheran ha ampliato il raggio delle sue azioni, rivendicando il lancio di missili balistici contro la base militare di Diego Garcia, situata nell’Oceano Indiano, un attacco che ha sorpreso gli analisti per la gittata eccezionale dei vettori, quasi quattromila chilometri, e che ha sollevato interrogativi sulla reale capacità di deterrenza della coalizione.
La strategia sul campo e le contraddizioni americane
L’approccio della coalizione si scontra con la complessa realtà del conflitto: se Katz ribadisce la volontà di “decapitare i comandanti” e “vanificare le capacità strategiche” del nemico, nel dibattito politico statunitense emergono posizioni divergenti circa l’effettiva esistenza di una strategia vincente. Analisti e fonti militari citate nelle ricostruzioni della stampa internazionale sottolineano come una schiacciante superiorità aerea – di cui Israele e Stati Uniti godono indiscutibilmente – abbia storicamente una relazione debole con il collasso politico di un avversario strutturato come la Repubblica Islamica. Non si intravede, a oggi, lo scenario di un facile cambio di regime o di una capitolazione simile a quella verificatasi in altre realtà mediorientali; piuttosto, gli Stati Uniti appaiono coinvolti nella gestione di una logica di escalation che, secondo alcune letture, sarebbe in parte ideata dall’Iran stesso per destabilizzare ulteriormente l’ordine regionale.
A complicare il quadro, le operazioni israeliane non si limitano al fronte iraniano. L’aviazione israeliana prosegue senza sosta i bombardamenti su Dahieh, la roccaforte di Hezbollah nella periferia sud di Beirut. L’ultimo attacco, che ha polverizzato un intero condominio, dimostra come l’intensità delle operazioni in Libano resti altissima, con l’obiettivo di colpire le linee di rifornimento e la capacità militare del gruppo armato sciita alleato di Teheran. Le dichiarazioni di Katz, rilasciate in un momento di massima tensione, suggeriscono che questa duplice pressione – su Iran e Libano – non solo continuerà, ma subirà un’accelerazione nei prossimi giorni, mettendo alla prova la tenuta delle alleanze regionali e la capacità di resistenza delle infrastrutture energetiche e militari nemiche.




