Golfo in fiamme, Katz annuncia escalation: “Attacchi si intensificheranno”
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Redazione Esteri
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Mentre il conflitto tra Iran, Israele e Stati Uniti supera il mese di durata senza che si intravedano spiragli per una tregua, il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha chiarito la linea di Gerusalemme: gli attacchi contro Teheran non solo proseguiranno, ma subiranno un’accelerazione sia nell’intensità che nell’ampiezza degli obiettivi. Le dichiarazioni, rese nel corso di una riunione con i comandanti militari, sono arrivate mentre le sirene antiaeree squillavano a Tel Aviv e nel centro del Paese, costringendo i residenti a rifugiarsi nei parcheggi sotterranei a seguito del lancio di un missile balistico dall’Iran. I servizi di emergenza hanno poi confermato la morte di un uomo di circa sessant’anni nella zona metropolitana, oltre a diversi feriti lievi, segnando un ulteriore tributo di sangue in una guerra che sembra aver ormai superato il punto di non ritorno.
Teheran colpisce nel Golfo, raid israeliani nel cuore dell’Iran
Il quadro operativo nelle ultime ore mostra un’estensione geografica del conflitto che va ben oltre i confini dei due Paesi. Le Guardie rivoluzionarie iraniane hanno rivendicato un’azione congiunta con droni e missili contro due porti in Kuwait – tra cui il principale scalo di Shuwaikh – dichiarando di aver preso di mira basi utilizzate da forze “americano-israeliane” sull’isola di Bubiyan. Nel frattempo, analoghi allarmi sono scattati in Bahrein e in Arabia Saudita, dove diversi velivoli senza pilota sono stati intercettati nei cieli. Secondo fonti ufficiali kuwaitiane, l’attacco al porto ha causato danni materiali ma non vittime, mentre la guardia rivoluzionaria ha parlato di “dispersione” di marines statunitensi nell’attacco all’isola, senza fornire numeri precisi ma accennando a feriti trasportati negli ospedali locali.
Dal canto loro, Stati Uniti e Israele hanno risposto con una nuova ondata di bombardamenti mirati. Gli attacchi hanno preso di mira infrastrutture strategiche nel cuore dell’Iran, concentrandosi sulla regione di Isfahan e su Khuzestan. Tra gli obiettivi colpiti figurano due dei più importanti stabilimenti siderurgici del Paese: il complesso di Mobarakeh, dove sono state danneggiate una sottostazione elettrica e la linea di produzione dell’acciaio legato, e l’impianto della Khuzestan Steel Company. Le autorità locali hanno confermato che gli stabilimenti erano operativi al momento dell’attacco, con il bilancio che parla di almeno un morto e due feriti nella sola provincia di Isfahan. Non solo acciaierie: fonti iraniane e l’Agenzia internazionale per l’energia atomica hanno riferito di attacchi anche contro un impianto di produzione di yellow cake (polvere di uranio) a Yazd e contro il reattore ad acqua pesante di Arak, sebbene in entrambi i casi non siano state rilevate fuoriuscite di radiazioni.
La svolta del G7 e la strategia americana
A complicare il quadro diplomatico, mentre i bombardamenti si intensificavano, a Parigi si teneva la riunione dei ministri degli Esteri del G7. In quella sede, il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha fornito ai partner della coalizione una valutazione temporale della crisi, affermando che l’operazione militare contro l’Iran dovrebbe concludersi “in settimane, non in mesi”. Rubio ha ribadito che Washington ritiene di poter raggiungere gli obiettivi prefissati – tra cui la distruzione di vaste porzioni dell’arsenale missilistico e di droni iraniano – senza il ricorso a truppe di terra. Tuttavia, la dichiarazione del capo della diplomazia americana arriva in un momento di forte tensione, poiché contemporaneamente Israele mostrava di muoversi in direzione opposta: secondo quanto riferito, Katz avrebbe già dato disposizioni per ampliare i raid verso siti che definisce “funzionali alla produzione di armi contro i civili”.
Il contrasto tra i tempi della diplomazia e l’urgenza della guerra è emerso con forza anche nelle parole del ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, che ha definito “intollerabile” la situazione per cui gli Stati Uniti cercano un canale di trattativa mentre continuano a coordinare con Israele attacchi contro infrastrutture industriali e nucleari. Teheran, che aveva in programma di consegnare una controproposta a un piano di cessate il fuoco in 15 punti trasmesso da Washington tramite canali indiretti, ha fatto sapere che l’escalation militare degli ultimi giorni sta rendendo sempre più complessa la risposta.
L’avvertimento di Katz: “Pagheranno un prezzo pesante”
L’intransigenza della posizione israeliana è stata ribadita con forza da Israel Katz in una dichiarazione diffusa al termine della giornata. Il ministro ha accusato Teheran di continuare a colpire obiettivi civili con missili, sostenendo che gli avvertimenti finora lanciati non abbiano sortito l’effetto desiderato. “Pagheranno un prezzo pesante”, ha avvertito Katz, specificando che gli attacchi non solo si intensificheranno, ma si estenderanno a “nuovi obiettivi”. La retorica israeliana si scontra però con la realtà di una guerra che sta già causando danni collaterali ingenti: secondo le stime della Mezzaluna Rossa, dall’inizio del conflitto sarebbero oltre 1.900 i morti in Iran e circa 20.000 i feriti, mentre in Israele le vittime civili accertate si aggirano intorno alla ventina, incluso l’uomo deceduto venerdì a Tel Aviv.
Sul fronte interno a Israele, la paura di un allargamento del conflitto resta alta. L’allarme missilistico che ha paralizzato Tel Aviv nel pomeriggio – subito dopo gli attacchi israeliani agli impianti siderurgici – ha dimostrato la capacità di Teheran di rispondere nonostante la pressione militare. I lanci di missili balistici, in alcuni casi equipaggiati con testate a grappolo, hanno raggiunto aree abitate, anche se molti sono stati intercettati dai sistemi di difesa. Intanto, le Nazioni Unite hanno annunciato la creazione di una task force per salvaguardare il transito nello Stretto di Hormuz, un tentativo di arginare le conseguenze economiche di una guerra che rischia di destabilizzare irreversibilmente le rotte energetiche globali.




