Israele uccide il nuovo capo militare di Hamas a Gaza, Katz: «Era tra gli artefici del 7 ottobre»
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Redazione Esteri
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Il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, ha confermato attraverso un post sul suo account X la riuscita dell’operazione che ha portato all’eliminazione di Mohammed Odeh, indicato da Israele come il nuovo capo dell’ala militare di Hamas nella Striscia. L’azione, condotta dalle Forze di Difesa Israeliane (Idf) in collaborazione con lo Shin Bet, ha preso di mira un appartamento nel quartiere di Rimal, nel cuore di Gaza City; secondo fonti vicine al gruppo palestinese, citate da testate arabe, nell’attacco sarebbero rimasti uccisi anche alcuni familiari del militante.
L’eliminazione di Odeh – che le autorità israeliane descrivono come il quarto comandante dell’ala militare a cadere dall’inizio del conflitto – è avvenuta a distanza di pochi giorni dalla morte del suo predecessore, Izz al-Din al-Haddad, colpito all’inizio del mese. La dichiarazione di Katz non lascia spazio ad ambiguità: «Ci eravamo impegnati a eliminare tutti coloro che hanno guidato il massacro del 7 ottobre, e questo è ciò che faremo. Sono tutti uomini morti che camminano ovunque».
L’ascesa di Odeh e il ruolo nell’intelligence di Hamas
Prima di essere nominato alla guida delle Brigate Ezzedine al Qassam, Mohammed Odeh ricopriva il delicato ruolo di capo dell’intelligence militare di Hamas; proprio in questa veste, secondo le ricostruzioni dei servizi israeliani, avrebbe avuto un ruolo centrale nella pianificazione e nel coordinamento dell’assalto del 7 ottobre 2023.
Quella che per Israele rappresenta una “caccia all’uomo” sistematica nei confronti dei vertici dell’organizzazione – proseguita nonostante la fragilità del cessate il fuoco in vigore – ha portato alla neutralizzazione di un soggetto che, come riferito dal ministero della Difesa, era stato oggetto di “mesi di monitoraggio e sorveglianza operativa”.
Il premier Benjamin Netanyahu, da parte sua, ha ribadito che Odeh era «uno degli architetti» della strage che ha coinvolto centinaia di civili e militari, sottolineando l’intenzione di colpire chiunque sia stato direttamente coinvolto in quegli eventi.
L’escalation parallela tra Usa e Iran e le parole dei Pasdaran
Mentre l’attenzione rimane alta sulla Striscia, sullo sfondo si muove un altro fronte caldo che coinvolge Washington e Teheran. Il vice capo politico della Marina del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (Pasdaran), Mohammad Akbarzadeh, ha dichiarato all’agenzia Tasnim che una ripresa della guerra su larga scala tra Iran e Stati Uniti è «improbabile» a causa, a suo dire, della «debolezza del nemico»; affermazione, questa, accompagnata comunque da una chiara dichiarazione di prontezza operativa: «Le forze armate sono in agguato con i depositi pieni».
Le parole del comandante iraniano giungono all’indomani di raid statunitensi nel sud del Paese – definiti da Washington come azioni di “autodifesa” contro imbarcazioni che tentavano di posare mine – e in un contesto di negoziati ancora in stallo per il rilascio degli ostaggi e la stabilizzazione regionale. Nonostante le rassicurazioni sulla bassa probabilità di una nuova guerra aperta, Akbarzadeh ha voluto lanciare un messaggio chiaro agli avversari: «Non avrete alcun dubbio: trasformeremo l’area da Chabahar a Mahshahr in un cimitero per gli aggressori».
Conferme sul terreno e il bilancio dell’attacco a Rimal
Fonti ospedaliere e testimoni hanno riferito che l’attacco aereo che ha ucciso Odeh – durante il quale sarebbero stati sganciati almeno tre missili sull’abitazione bersaglio – ha causato complessivamente la morte di almeno sei persone e il ferimento di una dozzina di altri civili nel quartiere di Rimal. Nonostante Hamas non abbia ancora rilasciato una dichiarazione ufficiale per confermare la carica del suo militante, fonti interne al movimento hanno confermato ai media internazionali la morte di Odeh, descrivendo l’attacco come un’operazione mirata.
Katz, nel suo messaggio, ha infine accennato a quelli che definisce i piani futuri per l’enclave palestinese, menzionando un progetto di “emigrazione volontaria” che, secondo il ministro, verrà attuato «nei tempi previsti e nel modo corretto», sebbene l’attenzione immediata resti concentrata sulla prosecuzione delle operazioni di polizia militare mirate contro i leader sul campo.




