Il primo banco e quel sogno nel cassetto: Kimi Antonelli, dalla scuola al trionfo in Cina

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Redazione Sport Redazione Sport   -   C’era una volta, e non è poi passato tantissimo tempo, un ragazzo seduto al primo banco dell’Istituto tecnico Gaetano Salvemini di Casalecchio di Reno, un ragazzo che alla professoressa di Economia Aziendale, Alessandra Regina, rispose con una sicurezza che a molti sarebbe potuta sembrare incoscienza giovanile. Correva il 15 settembre del 2023, e alla domanda rituale rivolta a ogni nuova classe, quella sul sogno nel cassetto, Andrea Kimi Antonelli, allora diciassettenne, non esitò: “Vorrei vincere un Gran Premio in Formula 1”. Una dichiarazione d’intenti che, a distanza di meno di tre anni, suona come una profezia autoavveratasi, considerando che domenica scorsa, sul circuito di Shanghai, il neo-pilota della Mercedes ha trasformato quelle parole in realtà, diventando il secondo più giovane di sempre a salire sul gradino più alto del podio iridato e riportando l’Italia al successo a vent’anni esatti dall’ultima volta, quando a trionfare fu Giancarlo Fisichella in Malesia.

La professoressa Regina, che quel giorno in classe c’era e che ha seguito il percorso scolastico di Antonelli fino all’esame di maturità, seguito lo scorso giugno, racconta di essersi commossa davanti alla televisione mentre seguiva la gara, e di aver subito scritto un messaggio al suo ex alunno per fargli i complimenti. Del resto, il legame tra il giovane pilota e la sua scuola non si è mai interrotto, nemmeno quando gli impegni professionistici hanno cominciato a richiedere viaggi sempre più frequenti: Kimi, racconta la docente, portava con sé lo zaino e i libri in ogni trasferta, si teneva in contatto con gli insegnanti per non perdersi i programmi e, particolare che non può che strappare un sorriso, in una verifica di Economia Aziendale sostenuta dopo un fine settimana di gara, lo scorso anno, prese addirittura dieci. Una dedizione allo studio che gli ha permesso di bilanciare i 300 chilometri orari della pista con le ore passate sui libri, anche se, confessa la professoressa, la matematica non era il suo forte e lui stesso ammetteva che “non sarà mai il suo mestiere”.

Tra le curiosità che emergono dai racconti di chi lo ha avuto tra i banchi, c’è anche il suo rapporto con la velocità, vissuto con una naturalezza quasi disarmante: quando la Regina gli chiese se non avesse paura a sfrecciare a quei ritmi, lui rispose semplicemente di essere abituato, di farlo da sempre. Una serenità che si rispecchia anche nel modo in cui ha gestito l’emozione dell’esame di maturità, durante il quale, con grande pragmatismo, portò anche esempi legati al marketing delle scuderie di Formula 1 per spiegare alcuni concetti. E proprio pochi giorni prima dei test in Bahrain di questa stagione, Antonelli è voluto tornare a scuola per salutare i suoi ex professori e la dirigente, abbracciandoli uno a uno, a testimonianza di un affetto che va oltre la mera frequentazione.

Parallelamente al suo percorso scolastico, si è sviluppato un altro legame significativo, quello con Valentino Rossi, che non ha perso tempo nel complimentarsi con lui per il successo cinese. Un rapporto nato ai tempi dei kart, sui circuiti come quello di Migliaro, e consolidatosi negli anni al punto che Antonelli, appena sceso dalla monoposto a Shanghai, ha utilizzato un’espressione tipicamente valentiniana, “una vittoria che dà gusto”, per descrivere la sua gioia, un piccolo omaggio al “Dottore” che non è passato inosservato agli appassionati. Rossi, dal canto suo, ha espresso tutta la sua soddisfazione nel vedere un ragazzo che segue fin da piccolo raggiungere un traguardo così importante, sottolineando quanto mancasse all’Italia un pilota vincente in Formula 1 e ricordando, numeri alla mano, che non si vedeva un italiano con pole position, vittoria e giro veloce nello stesso Gran Premio dai tempi di Ascari nel lontano 1953.

E se Valentino Rossi rappresenta un faro nel mondo dei motori italiano, all’interno del box Mercedes c’è un’altra figura che sta giocando un ruolo determinante nella crescita del giovane bolognese: si tratta di Peter Bonnington, l’ingegnere di pista conosciuto da tutti come “Bono”, che sul podio di Shanghai ha condiviso l’emozione con i suoi due piloti, passato e presente, ovvero Lewis Hamilton, ora alla Ferrari, e Kimi Antonelli, in una foto che molti hanno interpretato come un passaggio di consegne simbolico. Bonnington, che in carriera ha lavorato anche con Michael Schumacher, ha raccontato come il rapporto con Antonelli sia “come il giorno e la notte” rispetto a quello con Hamilton: con Kimi, spiega, c’è bisogno di insegnare ogni piccolo passo, di guidarlo in un processo di apprendimento che lo porti a diventare un campione. E proprio in quest’ottica, durante il Gran Premio della Cina, non ha esitato a richiamarlo all’ordine quando, a pochi giri dalla fine, un bloccaggio rischiava di compromettere tutto, un “spavento” che Bono ha raccontato con un misto di sollievo e affetto, definendo il giovane pilota come dotato di quel “decimo o due di secondo in più” che distingue i fuoriclasse come Schumacher e Hamilton, un talento naturale che si vede nei dati e nella capacità di adattare la guida mantenendo la vettura sempre sotto controllo.

Il primo podio e la normalità di un campione

La domenica di Shanghai ha quindi regalato all’Italia un trionfo che mancava da vent’anni, con Antonelli che ha preceduto il compagno di squadra George Russell e Lewis Hamilton, tornato sul podio con la sua nuova Ferrari. Una gara, quella sul circuito cinese, che il giovane pilota della Mercedes ha condotto con una maturità sorprendente, gestendo la pressione e tenendo dietro avversari ben più esperti, nonostante un finale con il cuore in gola a causa di quel piccolo errore che per poco non gli costava caro. Una performance che ha riacceso l’entusiasmo dei tifosi italiani, abituati a digiuni lunghi e a illusioni spesso svanite in fretta, ma che questa volta hanno potuto gioire per un ragazzo che, appena diciannovenne, sembra avere le spalle larghe abbastanza da reggere il peso di un paragone con i grandi del passato.

E mentre il mondo della Formula 1 celebra il suo nuovo giovane fenomeno, a Casalecchio di Reno, tra i banchi del Salvemini, c’è chi conserva il ricordo di uno studente diligente, che durante l’intervallo non si faceva mai beccare a studiare i tracciati, ma che con i compagni condivideva la normalità di una cena di classe o di un semplice abbraccio prima degli esami. La professoressa Regina, che ancora lo aspetta a scuola per festeggiare come si deve, stavolta senza interrogazioni di mezzo, non può che sorridere ripensando a quel primo banco, quello che “ha portato fortuna”, e al ragazzo che tre anni fa, con la schiena dritta e lo sguardo fisso in avanti, confessò a tutta la classe il suo sogno più grande. Sogno che, domenica, su quel circuito lontano migliaia di chilometri, si è finalmente avverato.

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