La Russa: «Kimi Antonelli fa la storia, un bis che mancava da 74 anni»
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Redazione Sport
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Gerolamo La Russa, presidente dell’Automobile Club d’Italia, non ha usato mezzi termini nel commentare l’ennesima impresa di Andrea Kimi Antonelli. «Più che entrare nella storia, Kimi fa la storia: da 74 anni un pilota italiano non vinceva due Gran Premi consecutivi». L’occasione per questa dichiarazione, rilasciata a caldo dopo il tripudio giapponese, è stata la seconda vittoria di fila del giovane bolognese della Mercedes; un risultato che, nelle intenzioni del numero uno dell’ACI, va ben oltre la semplice statistica. L’ultimo a riuscirci, ha ricordato La Russa, fu Alberto Ascari nel lontano 1952, un’annata che poi il campione milanese concluse con la conquista del Titolo iridato. Il parallelo con l’epoca d’oro del motorsport italiano è servito al presidente per sottolineare la portata storica del momento, in cui un 19enne si è preso la scena con una lucidità che lascia spesso senza parole gli addetti ai lavori.
L’entusiasmo del presidente dell’ACI, però, non si è esaurito nel richiamo al passato. Con il bis nel Gran Premio del Giappone, Antonelli ha infatti raggiunto un altro traguardo che il mondo della Formula 1 italiana attendeva da due decenni: la vetta della classifica mondiale. «Oltre al bis – ha aggiunto La Russa – celebriamo un altro traguardo: ci sono voluti 20 anni ad un italiano per riconquistare la leadership nel Mondiale». Un dato che restituisce la dimensione dell’attesa spezzata dal pilota emiliano, capace di scalare la classifica con una progressione inarrestabile. Il presidente ha voluto sottolineare come questo successo sia anche il frutto di un lavoro di squadra che coinvolge la Federazione, ricordando il percorso formativo curato dall’ACI Team Italia: un programma che, nelle parole del numero uno dell’Automobile Club, ha contribuito a «perfezionare doti e capacità del promettente campione».
Il peso del confronto con Russell e la gestione della pressione
Mentre l’Italia celebrava il ritorno al vertice, il diretto interessato manteneva un profilo sorprendentemente composto. Alla vigilia del Gran Premio del Giappone, nonostante la seconda pole position consecutiva – un lusso che in carriera si erano concessi in pochi, tra cui nomi come Hamilton, Schumacher, Senna e Hunt –, Antonelli ha scelto di ancorare i piedi per terra. Il suo pensiero correva già alla gara, e in particolare al confronto interno con il compagno di scuderia George Russell. «È il mio primo rivale, perché abbiamo la stessa macchina», ha spiegato il 19enne, dimostrando una maturità che stride con la sua giovane età. Ha parlato di grande rispetto reciproco, ridimensionando ogni possibile tensione e concentrandosi sull’obiettivo collettivo: «Con Russell niente errori, conta il team», ha detto, liquidando con una stretta di spalle ogni possibile rivalità sterile.
L’effetto Sinner e il “genio” di un ragazzo del 2006
La capacità di Antonelli di non lasciarsi travolgere dall’euforia è emersa anche quando il paragone, inevitabile, è caduto su un altro giovane fenomeno dello sport italiano. Interpellato sul parallelo con Jannik Sinner, il pilota della Mercedes ha stoppato sul nascere ogni tentativo di accostamento trionfalistico. «Jannik ha ottenuto di più rispetto a me, io sono solo agli inizi, però per ora sta andando bene», ha risposto, con un realismo che ha strappato più di un sorriso tra i cronisti presenti. Se Sinner ha già costruito una carriera costellata di successi consolidati, Antonelli ha scelto di vivere il presente con la consapevolezza di chi sa di avere ancora tutto da dimostrare. Nel commentare la doppietta di pole consecutive – un’impresa che lo ha portato a condividere l’albo d’oro con alcuni dei più grandi della storia – si è limitato a osservare: «Non lo sapevo, sono molto contento perché questa è stata migli…», lasciando la frase in sospeso come per evitare che l’orgoglio potesse scivolare nell’arroganza.
La Russa, dal canto suo, ha parlato di «genio e talento» per descrivere le qualità di un ragazzo classe 2006 in cui l’ente federale ha creduto sin dagli esordi. Un investimento, quello dell’ACI, che oggi sembra dare i suoi frutti più maturi, regalando all’Italia un leader di campionato che mancava dai tempi della gloriosa tradizione. La rimonta nella classifica iridata, culminata con il sorpasso ai danni dei diretti concorrenti proprio sull’asfalto di Suzuka, rappresenta per il presidente un segnale inequivocabile: la continuità di risultati, a distanza di 74 anni dall’ultimo bis consecutivo, è finalmente tornata a tingersi di azzurro.




