Kimi Antonelli nella storia: a Shanghai la pole più giovane di sempre in F1
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
Il circuito di Shanghai, con le sue lunghe vie asfaltate e quelle curve che mettono a dura prova l’aerodinamica delle nuove vetture ibride, ha assistito a un piccolo pezzo di storia della Formula 1. Andrea Kimi Antonelli, diciannove anni compiuti da poco più di sei mesi, ha firmato la pole position del Gran Premio della Cina, diventando così il più giovane pilota di sempre a conquistare il primo posto in griglia nella massima categoria. Il tempo di 1 minuto e 32 secondi e 64 millesimi, che gli è valso la partenza al palo per la gara di domenica 15 marzo, è stato il sigillo su una prestazione che mancava all’Italia da quasi diciassette anni, e che porta la firma di un ragazzo cresciuto nel vivaio Mercedes.
La sessione di qualifica, l’ultima prima della gara che assegnerà i punti pesanti per il mondiale, ha raccontato però molto più di un semplice cronometro. Perché dietro il risultato di Antonelli, che ha letteralmente stracciato il record che apparteneva a Sebastian Vettel (il tedesco, nel lontano 2008 a Monza, fermò i cronometri a 21 anni e 72 giorni), si nasconde un intreccio di circostanze tecniche e di complessità meccaniche che hanno reso la sessione cinese particolarmente densa di significato. Il diretto interessato, dal canto suo, è parso il primo a rendersi conto della portata dell’impresa, pur con la lucidità di chi sa che nel box, dall’altra parte, c’è un compagno di squadra che non ha potuto esprimersi al massimo delle proprie possibilità.
Il guaio elettrico di Russell e la corsa contro il tempo
Se Antonelli ha potuto issarsi in cima alla lista dei tempi, lo deve anche – e soprattutto – a una serie di problemi che hanno funestato il fine settimana del suo compagno di squadra, George Russell. Il britannico, reduce dalla vittoria nella Sprint Race di sabato e leader della classifica iridata, era dato per favorito, ma la sua W17 ha iniziato a mostrare segni di cedimento già al termine del Q2. Un’impostazione errata dell’ala anteriore, con il flap rimasto bloccato in una posizione non ottimale, gli aveva causato un fastidioso sottosterzo, un problema risolto in extremis dal muretto. Il guaio vero, però, è esploso all’inizio del Q3, quando la vettura di Russell si è piantata letteralmente in pista, con il cambio bloccato in prima marcia e l’impossibilità di procedere. Una scena che ha gelato il sangue ai tecnici della Mercedes, costretti a una vera e propria rianimazione della monoposto. I meccanici, lavorando con la frenesia tipica dei box, hanno riavviato il sistema per tre volte, sostituito il volante e applicato una serie di procedure di reset che hanno riportato in vita la macchina. Russell è riuscito a rientrare ai box e, con il cronometro ormai agli sgoccioli, a infilarsi in pista per un unico giro lanciato. Un giro disperato, con le gomme non in temperatura e la batteria scarica, che nonostante tutto gli ha permesso di strappare il secondo tempo a 222 millesimi dal giovane italiano, limitando i danni in modo clamoroso.
Le Ferrari si avvicinano, ma il gap con le Mercedes resta
Dalla seconda fila scatteranno invece le due Ferrari, con Lewis Hamilton terfo e Charles Leclerc quarto, staccati rispettivamente di 351 e 364 millesimi. I crono raccontano di un avvicinamento della Rossa alle Frecce d’Argento, un dato che non può passare inosservato se si considerano le difficoltà mostrate in Australia. La SF-26, pur mostrando ancora qualche capriccio in termini di guidabilità e di erogazione dell’elettrico, sembra aver fatto un passo avanti nella comprensione del pacchetto. I due piloti, reduci da un bel duello nella Sprint, sembrano aver trovato un buon feeling con la vettura, anche se la consapevolezza che la Mercedes abbia ancora un margine consistente è ben presente in quel di Maranello. Più staccate le McLaren, con Oscar Piastri e Lando Norris a completare la terza fila, mentre per la Red Bull di Max Verstappen le difficoltà sembrano moltiplicarsi. L’olandese, otavo tempo a quasi un secondo, ha definito la sua RB22 una vettura inguidabile, un verdetto pesante che getta ombre sul suo weekend e sulle reali possibilità di lottare per le posizioni che contano.




