Kimi Antonelli, dalla pole di Suzuka alla vetta del Mondiale: un talento che riscrive la storia

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Redazione Sport Redazione Sport   -   C’è un ragazzo di diciannove anni, fresco di doppietta tra Shanghai e Suzuka, che da qualche giorno si trova a guidare la classifica iridata di Formula 1. Un’impresa che nessun altro pilota così giovane era mai riuscito a compiere prima d’ora, a riprova di come il percorso di crescita di Andrea Kimi Antonelli – programmato, se così si può dire, fin dai tempi dei kart da suo padre Marco – stia seguendo una traiettoria tanto rapida quanto chirurgica. Il Gran Premio del Giappone, disputato sullo storico tracciato di Suzuka, ha regalato all’Italia un primato che mancava da vent’anni, da quando Giancarlo Fisichella nel 2005 aveva portato la bandiera tricolore ai vertici della graduatoria mondiale. La Mercedes, dal canto suo, ha confermato un inizio di stagione perfetto, mettendo a segno la terza vittoria consecutiva in altrettante gare e consolidando un vantaggio considerevole nella corsa al Titolo costruttori, forte di un’auto che sembra aver interpretato al meglio le nuove regole tecniche.

Il weekend giapponese, però, non è stato privo di insidie per il giovane emiliano, tanto che la sua seconda affermazione personale – dopo quella ottenuta in Cina – porta la firma di una rimonta da manuale, corroborata dalla gestione lucida di un colpo di scena regolamentare. Partito dalla pole position, Antonelli ha letteralmente “bruciato” la partenza, scivolando fino al sesto posto nel corso del primo giro mentre Oscar Piastri, approfittando della situazione, prendeva la testa della corsa. Una disattenzione che, a conti fatti, ha complicato la sua gara ma che ha permesso allo stesso tempo di mettere in luce un’altra delle sue qualità: la capacità di ricucire il gap con una progressione serrata, riportandosi in zona podio prima che la safety car, richiamata in pista per l’incidente di Oliver Bearman, gli offrisse l’opportunità di rientrare ai box senza perdere posizioni. Un giro di vantaggio, questo, che ha finito per spianargli la strada verso il traguardo, laddove il compagno di squadra George Russell – vittima di una sorte opposta, avendo effettuato la sosta un giro prima dell’interruzione – ha subito un danno strategico dal quale non è più riuscito a riprendersi del tutto.

Se da un lato la sorte ha giocato un ruolo determinante nel ribaltare le gerarchie del Gran Premio, dall’altro lato la prestazione di Antonelli nella fase finale della gara ha spazzato via ogni possibile dubbio sulla sua effettiva maturità agonistica. Una volta ripreso il comando delle operazioni, il pilota bolognese ha impresso un ritmo semplicemente incontenibile, accumulando un vantaggio di quasi quattordici secondi su Piastri e gestendo la ripartenza con la freddezza di un veterano. È proprio questo atteggiamento distaccato, quasi analitico – quello di un giovane adulto che impugna le redini del campionato senza chiedere il permesso a nessuno – a fare la differenza in una squadra, la Mercedes, che si ritrova a gestire un dualismo interno destinato a infiammarsi: con 72 punti all’attivo e un margine di nove lunghezze su Russell, Antonelli non solo è il più giovane leader della storia, ma rappresenta una minaccia concreta per l’equilibrio interno del team anglo-tedesco.

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