Kimi Antonelli, il baby della porta accanto che riscrive la storia dell’automobilismo italiano
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Redazione Sport
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C’è un fenomeno silenzioso che sta attraversando la Formula 1, e a differenza di tanti predestinati cresciuti tra simulatori e sale stampa patinate, lui sembra uscito dal garage di quartiere, con il casco ancora sporco di olio e un sorriso che non ha perso nulla della sua genuinità emiliana. Andrea Kimi Antonelli, diciottenne della Mercedes, si sta prendendo un pezzo di cuore che solitamente appartiene per intero al Cavallino, e lo sta facendo con una naturalezza che spiazza: due vittorie consecutive, un back-to-back che l’Italia non vedeva dai tempi di Alberto Ascari, settantaquattro anni fa. Era il lontano 1952 quando il grande Ascari riuscì nell’impresa di vincere due Gran Premi di fila, un’impresa che apparteneva ormai agli archivi polverosi fino a quando questo ragazzino di Bologna non ha deciso di riportarla in pista, in Giappone, due settimane dopo aver spezzato un digiuno che durava vent’anni.
A raccontarlo con numeri freddi, è il più giovane di sempre a issarsi in cima alla classifica mondiale, e lo farà per almeno un mese, complice la pausa forzata nel calendario che ha cancellato le tappe in Bahrain e Arabia Saudita. Ma il dato statistico, per quanto impressionante, dice poco rispetto a ciò che sta realmente accadendo. Antonelli non è solo vincente, è regolare. Non è solo veloce, è calmo. E forse è proprio questa la chiave di lettura che spiega il fenomeno sociale che lo sta accompagnando: in un’epoca in cui i campioni sembrano spesso inavvicinabili, costruiti ad hoc per la vetrina mediatica, lui resta “uno di loro”. Un Harry Potter dell’Emilia, come qualcuno ha iniziato a definirlo, capace di incantare con la bacchetta magica del volante ma senza mai smettere di sembrare il compagno di banco che tutti avrebbero voluto avere.
La scia di Ascari e il dogma della difficoltà
“Vincere è difficile, ripetersi lo è ancora di più”, recita un vecchio adagio dello sport che Antonelli ha messo in discussione con la stessa noncuranza con cui affronta le curve più insidiose del circuito di Suzuka. Dopo il trionfo in Cina, che aveva già scatenato un affetto collettivo quasi inaspettato per un pilota non legato alla Ferrari, ci si chiedeva se la pressione non avrebbe finito per schiacciarlo. Invece, il ragazzo ha risposto come fanno i veri campioni: replicando. Non c’è stata l’attesa spasmodica di chi cerca la conferma; c’è stata la dimostrazione di chi, semplicemente, sa stare al mondo là davanti. Eguagliare Ascari non è solo un primato numerico, è un passaggio simbolico pesantissimo: l’ultimo italiano capace di una tale continuità di vittorie aveva poi conquistato il Titolo iridato. Antonelli, dal canto suo, frena qualsiasi entusiasmo di troppo limitandosi a dire che per il campionato è presto, ma che è sulla strada giusta.
L’effetto teenager e il fascino della normalità
Cosa piace di Kimi Antonelli ai teenager che riempiono i circuiti e le timeline? Non è solo la velocità, che pure è impressionante, ma l’idea che non sia un alieno. È avvicinabile, raccontano i ragazzi, è il baby della porta accanto. In un ambiente come quello della Formula 1, storicamente elitario e spesso freddo, lui porta un calore che sembra fuori tempo massimo. Non è un prodotto confezionato per i riflettori, ma un talento grezzo che ha saputo cesellarsi con pazienza, senza mai perdere quella gioiosità che lo rende normale agli occhi di chi lo segue. Per i tifosi italiani, abituati a dividersi tra la fede per la Ferrari e l’amore per il pilota nazionale, Antonelli sta diventando un punto di incontro: non è il rivale, è semplicemente il ragazzo di casa che tiene testa al mondo intero.
Mercedes, la pausa e il primato in classifica
La situazione di classifica, al momento, regala un’altra curiosità statistica: Antonelli si troverà a essere leader del Mondiale piloti per un periodo insolitamente lungo, complice la sospensione delle prossime gare. Un lusso che non capitava spesso a un pilota così giovane, e che gli permetterà di godersi la pausa primaverile con la consapevolezza di aver già lasciato un segno indelebile. La Mercedes, dal canto suo, ha ritrovato in lui non solo un pilota veloce, ma un punto di riferimento emotivo capace di gestire la pressione con una maturità che non corrisponde alla sua età anagrafica. Mentre il circus della Formula 1 si ferma per qualche settimana, l’Italia intera può permettersi di coccolarsi questo campione, consapevole che la storia dell’automobilismo tricolore ha trovato un nuovo capitolo da scrivere, e che il protagonista, almeno per ora, ha tutte le intenzioni di restare con i piedi per terra, nonostante abbia già la testa tra le nuvole dei record.




