Silvio Garattini e la scienza della longevità, tra dieta mediterranea e polemiche
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Redazione Salute
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Con l’approssimarsi delle festività, periodo tradizionalmente dedicato agli eccessi a tavola, il professor Silvio Garattini, fondatore dell’Istituto Mario Negri e figura di riferimento della farmacologia italiana, ripropone con invidiabile energia, nonostante i novantasette anni appena compiuti, la sua lezione sulla corretta alimentazione quale via maestra per una vita lunga e in salute. Intervenendo in una trasmissione televisiva, il professore ha instancabilmente ribadito il suo schema, ormai consolidato, che individua nel mangiare poco e in modo selettivo il principio fondamentale, smontando con rigore scientifico alcune mode alimentari del momento, come il digiuno intermittente o le diete chetogeniche, senza risparmiare critiche a regimi alimentari estremi.
Le regole auree e la proposta per la scuola
Al centro del suo discorso, che definisce il cuore della prevenzione, vi è una lista di “cibi vietati”, se non del tutto almeno nel consumo abituale: la carne rossa e il burro, per citarne alcuni, insieme alla raccomandazione di evitare il vino, considerato un fattore di rischio più che un beneficio. Garattini, il quale lamenta come il tema della longevità sia ancora troppo marginale nel dibattito pubblico, avanza una proposta concreta per seminare consapevolezza già tra i banchi di scuola. Sarebbe sufficiente, a suo avviso, un’ora settimanale di educazione alla salute, affidata a docenti preparati, per incidere in modo significativo sulla cultura collettiva, un investimento minimo che potrebbe modificare radicalmente, e in meglio, il rapporto delle persone con il proprio benessere.
Le voci dissonanti e la critica al rigidismo
Le posizioni del professore, per quanto sostenute da una lunga carriera di ricerca, non sono tuttavia passate senza critiche. Il professor Matteo Bassetti, direttore del reparto di Malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova, pur concordando sull’importanza di una corretta alimentazione, mette in guardia dai pericoli di un approccio eccessivamente rigido. “Il rischio – osserva – è che, di fronte a regole troppo severe, poi non se ne rispetti nessuna”, sottolineando così la necessità di un messaggio che sia insieme scientifico e realistico, capace di guidare senza alienare. Una perplessità che trova eco, seppur in toni diversi, anche in altre reazioni, le quali evidenziano come l’applicazione letterale di certi divieti appaia, nella vita quotidiana, di difficile conciliazione con le abitudini e i piaceri della tavola.
Il dibattito oltre la dieta
La discussione sollevata dalle dichiarazioni di Garattini trascende, dunque, la semplice lista della spesa e tocca un nodo culturale più profondo: come trasmettere in modo efficace le conoscenze scientifiche sulla prevenzione senza cadere nel moralismo o in un rigido proibizionismo. Il confronto, che vede schierate diverse sensibilità nel mondo scientifico e medico, rimane aperto e vitale, dimostrando come la ricerca della lungevità, obiettivo ormai unanimemente condiviso, debba fare i conti con la complessità dei comportamenti individuali e con la comunicazione dei rischi, un terreno nel quale la scienza deve continuamente misurarsi con la società.




