Scontri di Milano, il giudice impone i domiciliari al quattordicenne novarese
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Redazione Interno
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Tra i cinquanta minorenni arrestati sabato 17 ottobre durante gli scontri nel centro di Milano figura anche uno studente italiano di quattordici anni, residente in provincia di Novara. Fermato subito dopo i disordini pomeridiani, il ragazzo è accusato di danneggiamento e resistenza a pubblico ufficiale. Nella giornata di oggi, dopo la convalida del fermo, il giudice per le indagini preliminari del tribunale per i minorenni gli ha applicato la misura dell'obbligo di permanenza presso l'abitazione familiare, con limitazioni alle comunicazioni esterne.
Il pubblico ministero aveva richiesto un provvedimento più severo, ovvero il collocamento in una struttura educativa, misura che è stata invece disposta per altri giovani fermati nel capoluogo lombardo.
Il quadro delle contestazioni e le misure per i minorenni
Per il quattordicenne di Novara la contestazione riguarda reati contro il patrimonio e resistenza all'autorità, fattispecie che si discostano dalle accuse più gravi mosse ad altri indagati, quelle di devastazione e saccheggio e di resistenza pluriaggravata a pubblico ufficiale.
La differenza non è marginale sul piano giuridico, considerando che la devastazione e il saccheggio prevedono una forbice edittale che va dagli otto ai quindici anni di reclusione, con aumenti quando i fatti avvengono in occasione di manifestazioni pubbliche, mentre la resistenza a pubblico ufficiale si colloca tra i sei mesi e i cinque anni, suscettibile di incrementi in presenza di aggravanti.
Per i minorenni, in caso di condanna, opera una riduzione della pena fino a un terzo rispetto agli adulti, e l'ordinamento minorile privilegia strumenti alternativi alla detenzione, dalla sospensione condizionale all'affidamento in prova ai servizi sociali, purché ricorrano i requisiti di legge.
Il contesto investigativo sugli scontri del fine settimana
L'arresto del quattordicenne si inserisce in un quadro investigativo che tra sabato e domenica ha portato complessivamente duecentosettantuno persone in questura a Milano, delle quali duecentoventi minorenni, con trentaquattro arresti convalidati per i fatti del fine settimana e undici maggiorenni per i quali la Procura ha chiesto la custodia cautelare in carcere.
Il giudice Fabrizio Filice, nelle ordinanze di convalida per i maggiorenni, ha scritto che il rischio di nuove violenze nel breve termine è «altissimo», rilevando come dal giorno successivo ai fatti si siano diffuse nuove convocazioni via social, dagli account Italia in piazza e Movimento 17 ottobre, con inviti a rendere «permanente» la mobilitazione. Secondo il giudice, l'organizzazione delle proteste non sembra ruotare intorno a una specifica istanza sociale, bensì perseguire «il deliberato scopo di dare sfogo a una violenza indiscriminata e incontrollata».
Il disagio dietro i numeri del tribunale
Sul versante della giustizia minorile, la vicenda ha riportato al centro del dibattito l'applicazione delle misure cautelari per i giovanissimi.
Il fondatore dell'associazione Kayros e cappellano del carcere minorile Beccaria, don Claudio Burgio, ha dichiarato che molti dei fermati non sono soltanto ragazzi di seconda generazione e che il caso del quattordicenne italiano molto piccolo conferma come si tratti di un fenomeno che va al di là delle letture ideologiche, descrivendolo come una «devastazione» che connota la rabbia e l'impulsività di ragazzi «poco pensanti», i quali emulano quanto accade in altre periferie internazionali.
Nelle aule del tribunale, intanto, le prime informazioni raccolte dagli investigatori nei colloqui con i giovani identificati indicano che dalla sola provincia di Novara erano partiti almeno quaranta minorenni in direzione di Milano, e altri cinque coetanei hanno riportato una denuncia a piede libero per gli stessi reati contestati al quattordicenne.
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