Trump accusa Zelensky di "prolungare lo sterminio", mentre il Cremlino nega di chiederne le dimissioni

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Le tensioni tra Washington e Kiev si acuiscono dopo le dichiarazioni di Donald Trump, che ha definito Volodymyr Zelensky responsabile di «prolungare il campo di sterminio» opponendosi alla cessione della Crimea alla Russia come parte di un ipotetico accordo di pace. L’attacco arriva alla vigilia dei colloqui tra rappresentanti statunitensi, europei e ucraini previsti a Londra, incontro che rischia di naufragare proprio a causa delle rivelazioni sui termini del piano americano, giudicato inaccettabile dal governo ucraino.

Da Mosca, intanto, il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha precisato che le dimissioni di Zelensky «non figurano tra le nostre richieste», pur sottolineando che qualsiasi documento da lui firmato potrebbe essere contestato per «illegittimità». Una posizione che, se da un lato sembra attenuare le pressioni sul presidente ucraino, dall’altro ne mina indirettamente l’autorità, in un momento in cui la sua leadership è già sotto scacco.

Il cosiddetto «piano di pace definitivo» proposto dagli Stati Uniti – e respinto da Kiev – prevedeva non solo il riconoscimento dell’annessione russa della Crimea, ma anche un nuovo status per i territori occupati e la centrale nucleare di Zaporizhzhia. La diffusione anticipata dei dettagli, però, ha spinto Zelensky a irrigidirsi, facendo saltare il vertice di Londra. Gli Stati Uniti, che avevano chiesto una risposta immediata, si trovano ora di fronte a un’ulteriore impasse, mentre Trump continua a martellare l’immagine di un presidente ucraino «senza carte da giocare», colpevole di trascinare il paese in una situazione «disastrosa».

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.