Sarri: “Derby alle 12.30? Un insulto a Roma. Chi ha deciso dia le dimissioni”
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Redazione Sport
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La vittoria per 1-2 sul campo della Cremonese, preziosa in chiave settimo posto, non è bastata a placare l’animo di Maurizio Sarri. Il tecnico biancoceleste, infatti, ha scelto il dopopartita della 35ª giornata per scagliarsi con una durezza inusuale contro la programmazione della Lega Serie A, con un bersaglio preciso nel mirino: il possibile orario del derby capitolino, atteso per il 17 maggio e, stando alle anticipazioni del presidente Simonelli, fissato alle 12.30. “Non so chi possa aver pensato una cosa del genere – ha dichiarato visibilmente irritato il Comandante – ma chi lo ha fatto dovrebbe dare le dimissioni”. Una bordata secca, priva di quelle mediazioni rituali che spesso accompagnano le lamentele sugli orari dei match.
L’oggetto del contendere, va detto, non è una semplice scomodità logistica. Sarri ha parlato apertamente di “insulto a Roma, ai club e ai tifosi”, sottolineando come giocare una partita di tale caratura alle 12.30, in un mese – maggio – in cui il termometro rischia già di superare i 35 gradi, rappresenti una scelta “inspiegabile”. La sua reazione, per certi versi viscerale, si sposa con un ragionamento pratico: “Non è possibile – ha aggiunto – giocare una partita a 35 gradi in questo momento della stagione”. Nessun riferimento alla sola salute degli atleti, bensì alla qualità stessa dello spettacolo e al rispetto dovuto a una sfida che, per tradizione e clima, non ha nulla a che vedere con un anticipo domenicale da primo pomeriggio.
Il nodo degli Internazionali e la risposta implicita della Lega
A complicare il quadro, e forse a innescare l’ira di Sarri, c’è una concomitanza che la Lega non ha voluto ignorare. La finale degli Internazionali BNL d’Italia è in programma sul Centrale del Foro Italico alle 17 dello stesso giorno, e la decisione di anticipare il derby alle 12.30 risponde all’esigenza – dichiarata ma non formalizzata – di evitare sovrapposizioni con l’evento tennistico. “Le date degli Internazionali si sanno da due anni – ha ribattuto Sarri – come pure il fatto che le gare conclusive si giochino in contemporanea”. Un ragionamento, il suo, che rovescia la prospettiva: non si tratta di adattare il calcio a un altro evento, ma di chiedersi perché, con ampio preavviso, non si sia trovata una soluzione diversa. “Perché il derby di Milano – si è domandato il tecnico – non è mai a quell’ora?” Una domanda retorica che pesa come un atto d’accusa.
La promessa di una protesta silenziosa in panchina
Sarri, del resto, non si è limitato alle parole. Pur senza annunciare gesti plateali, ha anticipato quello che potrebbe diventare un boicottaggio simbolico ma eloquente: “Mi siederò in panchina e poi me ne andrò subito negli spogliatoi”. Nessuna intenzione di rinunciare alla direzione della squadra, ma neppure di prestare il fianco a una messinscena che considera lesiva della serietà della partita. Il derby, va ricordato, è in programma per la 37ª giornata, a sole quattro giorni dalla finale di Coppa Italia con l’Inter: un calendario già di per sé compresso, che secondo l’allenatore laziale rende ancora più assurda la scelta dell’orario. Le sue dichiarazioni, arrivate a caldo dopo la rimonta sui grigiorossi, hanno il sapore di un avvertimento: la Lazio arriverà all’appuntamento concentrata, ma chi ha deciso dovrà assumersi la responsabilità di un “insulto” che, per Sarri, non ha precedenti recenti.
La dinamica giudiziaria (solo accennata) e lo sviluppo della polemica
Se si volesse cercare un risvolto quasi “giudiziario” in questa vicenda – per restare fedeli alla cronaca nera istituzionale – lo si troverebbe nella richiesta esplicita di dimissioni rivolta a chi ha pensato l’orario. Una richiesta inusuale per un allenatore, che trasforma un reclamo tecnico in un atto di accusa formale. Sarri non ha fatto nomi, ma il riferimento al presidente della Lega (Simonelli, menzionato nell’anticipazione della stampa) è implicito. La sua uscita, per ora non seguita da una replica ufficiale dell’organo di governo della Serie A, ha già avuto l’effetto di spostare l’attenzione dalla corsa al settimo posto – obiettivo comunque aperto dopo i tre punti conquistati a Cremona – a una battaglia di principio sugli orari. Una battaglia che, per come è stata impostata, non ammette mezze misure: o si cambia (anche se il tempo stringe), o qualcuno “dovrà pagare”, nelle parole del Comandante. Di certo, il derby del 17 maggio, qualunque sia l’orario definitivo, entrerà in campo già carico di una tensione extracalcistica.




