Ranieri e la Roma, l’addio senza veli e i silenzi che pesano: Gasperini già al centro
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
Che la separazione tra Claudio Ranieri e la Roma non fosse stata una di quelle bonarie, capaci di lasciare spazio a sorrisi di circostanza e abbracci di facciata, lo si era intuito già dalle prime crepe emerse nel comunicato ufficiale. Misteriosamente assenti – o forse non così misteriosamente – le dichiarazioni dell’allora senior advisor giallorosso, una mancanza che, nell’economia di un addio consumato tra i corridoi di Trigoria, suonava come un sintomo inequivocabile: il testo diffuso dalla società non era stato pienamente condiviso da entrambe le parti, e quelle poche righe asettiche avevano finito per raccontare più di quanto non dicessero. Poi, quasi a voler dare sostanza ai sospetti, si sono aggiunti due indizi destinati a non passare inosservati agli occhi di chi quel mondo lo frequenta da anni: il primo, la conferenza stampa di Gian Piero Gasperini alla vigilia di Bologna, nella quale il tecnico nerazzurro ha accuratamente evitato qualunque riferimento a Ranieri; il secondo, le parole rilasciate nel pomeriggio dal diretto interessato, che ha omesso deliberatamente ogni saluto nei confronti dell’allenatore destinato a sostituirlo.
L’esonero senza dimissioni: la versione di Ranieri
Il sipario si è chiuso dunque con un atto secco, per certi versi persino brutale: Claudio Ranieri non si è dimesso, come qualcuno aveva frettolosamente ipotizzato, ma è stato esonerato. A ribadirlo, con la schiettezza di chi non ha più nulla da perdere né da dimostrare, è stato lo stesso diretto interessato, il quale ha definito l’interruzione del rapporto come «una decisione unilaterale della società». Tradotto senza giri di parole: nessuna stretta di mano e via, bensì un allontanamento coatto deciso dalla proprietà Friedkin, che in sei anni di gestione – e sarebbe riduttivo non notarlo – ha già consumato il rapporto con due bandiere (prima Daniele De Rossi, poi appunto Ranieri) e con un parterre di allenatori tra i quali spiccava, per carisma e peso mediatico, il totem Josè Mourinho. La frase di Ranieri, lapidaria nella sua essenzialità, fotografa una dinamica ormai consolidata: chi esce dalla Roma targata Friedkin lo fa quasi sempre sbattendo la porta, reale o metaforica che sia.
Il post cancellato e il «Giuda» di Roia: polemica social in due tempi
A gettare ulteriore benzino sul fuoco, nella giornata successiva all’ufficialità dell’addio, ci ha pensato Alessandro Roia, ex genero di Ranieri, con un intervento social destinato a fare presto il giro del web. «Farò piangere tante persone, ho la lista di Giuda»: parole pronunciate ieri, cariche di un tono apertamente polemico che molti hanno letto come un attacco sferrato nei confronti dell’ambiente giallorosso, dei Friedkin o dei nuovi equilibri che si stavano delineando. Il messaggio, come prevedibile, ha rapidamente alimentato interpretazioni e supposizioni, trasformandosi in un caso mediatico nell’arco di poche ore. Oggi, però, Roia è tornato sui propri passi (o meglio, sui propri schermi) e, sempre dal suo profilo, ha provato a spegnere l’incendio: lo sfogo, ha spiegato, era nato in difesa di Ranieri e non era affatto rivolto al mondo del calcio. Una precisazione che, per quanto chiara, lascia comunque intravedere il clima di tensione che ha accompagnato – e probabilmente ancora accompagna – la fase post-separazione.
La questione Massara: un altro addio in vista e i Friedkin pronti a licenziare
Ma la vicenda Ranieri, a ben guardare, rischia di essere solo il primo capitolo di una sequenza di uscite destinate a ridisegnare l’area tecnica della Roma. Con i pieni poteri di fatto assegnati a Gian Piero Gasperini – che ieri, senza troppi giri di parole, ha confermato la scarsa sintonia tecnica con l’attuale direttore sportivo giallorosso – è apparsa chiara fin da subito la necessità di scegliere un nuovo uomo mercato. I nomi circolati con maggiore insistenza sono quelli di Giovanni Manna e Cristiano Giuntoli, figure di spicco nel panorama dirigenziale nazionale. C’è però un problema, e non di poco conto: Frederic Massara non ha alcuna intenzione di rassegnare le proprie dimissioni. La conseguenza, quasi inevitabile alla luce degli equilibri descritti, è che i Friedkin – esattamente come già accaduto con Ranieri – dovranno probabilmente procedere a un nuovo licenziamento. Un copione che comincia a diventare ricorrente, quasi una cifra stilistica della gestione americana: pochi addii consensuali, molti tagli netti.
Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.
