Jannik Sinner, la stanchezza e il primato di una settimana
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
La finale alla Défense Arena di Parigi-Bercy, vinta contro ogni pronostico, è stata soltanto l'ultima, estenuante tappa di una maratona che in dodici giorni gli ha fatto disputare dieci incontri. Un carico, questo, che ha lasciato il segno, come dimostrava la fatica patita nella precedente finale di Vienna contro Alexander Zverev, un match che lo aveva prosciugato non solo fisicamente ma anche mentalmente. In quel momento di affanno, è come se alla sua coscienza atletica si fossero affacciati, con prepotenza, i fantasmi di esperienze passate: i crampi muscolari che a Shanghai lo avevano costretto a una resa drammatica contro Tallon Griekspoor; l'affanno respiratorio che a Cincinnati aveva favorito Carlos Alcaraz; e persino i tremori, seppur fugaci, avvertiti a Melbourne di fronte a Holger Rune. Sono questi i demoni che un atleta di quel livello impara a conoscere e a gestire, sebbene non sempre riesca a scacciarli definitivamente.
Il vertice mondiale, un equilibrio precario
Proprio quel trionfo parigino, però, ha permesso a Jannik Sinner di aggrapparsi nuovamente alla vetta del ranking ATP, iniziando la sua sessantaseiesima settimana da numero uno del mondo. Un ritorno al comando, tuttavia, che si è rivelato fin da subito di brevissima durata, un semplice interludio prima di un inevitabile cambio della guardia. Il distacco che lo separa da Alcaraz, infatti, è esiguo, appena duecentocinquanta punti, una quantità irrisoria se paragonata al meccanismo di rotazione dei punteggi. Lo stesso Sinner è perfettamente consapevole che la corona di fine anno non dipende esclusivamente dalla sua volontà, poiché il prossimo lunedì, con la rimozione dei punti conquistati nel trionfo di Torino 2024, lo spagnolo riprenderà il suo posto in vetta alla classifica, rendendo quel primato un ricordo fresco ma già trascorso.
L'analisi di un esperto sulla trasformazione in atto
A commentare questa fase di transizione è stato Guido Monaco, commentatore tecnico per Eurosport, il quale, nel corso di un'analisi su piattaforma digitale, ha sottolineato l'evoluzione del tennista altoatesino. Secondo Monaco, Sinner, che già si conferma come il giocatore più forte in attacco sul circuito, sta progressivamente affinando le sue doti anche nella fase difensiva, dimostrando una crescita tattica costante. Ma è sulla sfera mentale che l'esperto ha posto l'accento principale, definendo la sua testa come "una testa mai esistita", un'espressione che vuole enfatizzare una rara combinazione di freddezza, determinazione e lucidità sotto pressione, qualità che sono ormai un suo tratto distintivo.
Il complicato scenario delle Finals
Il vero banco di prova, quello che deciderà le sorti della numero uno annuale, si sposterà dunque alle ATP Finals, dove Sinner inizierà il torneo alle spalle di Alcaraz nella Race. I conti per la riconquista del primato sono complessi e dipendono da un delicato intreccio di risultati di entrambi. Se Alcaraz riuscisse ad aggiudicarsi almeno tre partite nel round robin, assicurerebbe matematicamente la sua permanenza al vertice, mentre, con due sole vittorie iberiche, a Sinner basterebbe vincere il torneo per riconquistare la vetta. Uno scenario ancor più favorevole per l'italiano si aprirebbe qualora Alcaraz si fermasse a una sola vittoria, come accaduto nell'edizione precedente: in questo caso, anche senza un percorso perfetto, quattro vittorie complessive e il sollevamento del trofeo finale sarebbero sufficienti a Sinner per chiudere l'anno da numero uno mondiale.




