L'Ucraina riceverà più aiuti militari, mentre la Nato studia garanzie di sicurezza

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L'ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, capo del Comitato militare della Nato, ha dichiarato senza mezzi termini l’intenzione dell’Alleanza di non solo proseguire, ma addirittura aumentare gli aiuti militari destinati a Kiev. In un’intervista, l’alto ufficiale ha sottolineato come, nonostante la manifesta disponibilità al dialogo mostrata dagli ucraini, la controparte russa appaia invece riluttante e intenta a temporeggiare, in quella che ha definito una strategia dilatoria. La sua speranza, ha aggiunto, è che vengano inasprite le sanzioni mirate, strumenti ritenuti cruciali per far crescere la tensione interna contro Putin e, di conseguenza, permettere all’Ucraina di affrontare un eventuale negoziato partendo da una posizione di forza.

A corroborare questo indirizzo, il segretario generale della Nato Mark Rutte, in visita a Kiev, ha ribadito l’impegno a lavorare per fornire all’Ucraina “robuste garanzie di sicurezza”, definite essenziali per il futuro del paese. Rutte ha precisato che tali garanzie, attualmente in fase di definizione, si articoleranno su due distinti livelli, con l’obiettivo ultimo di assicurare che, al momento opportuno, l’Ucraina possa contare su un sostegno incondizionato. Questo, ha spiegato, servirà anche a garantire il rispetto di qualsiasi futuro accordo da parte della Russia, impedendo nuovi tentativi di appropriazione di territorio ucraino.

Sullo sfondo delle dichiarazioni di principio, persiste la concretezza dei costi bellici, un aspetto che non può essere trascurato. La guerra, come noto, ha un prezzo elevatissimo in termini di armamenti, munizioni e dispiegamento di forze. In questo contesto, l’Unione Europea ha recentemente annunciato un nuovo pacchetto di aiuti da 4 miliardi di euro, destinato a giungere in Ucraina in prossimità del trentaquattresimo anniversario della sua indipendenza. Sebbene si tratti di una somma considerevole, appare comunque esigua se paragonata all’immenso fabbisogno di un paese che da tre anni resiste all’invasione.

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