Acosta parla chiaro con Ktm, Vinales svela il lavoro con Lorenzo
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Redazione Sport
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In una lunga conferenza stampa, durata ventiquattro minuti e condotta sia in inglese che in spagnolo a margine della presentazione dei team Ktm per la prossima stagione, Pedro Acosta ha delineato un approccio completamente diverso rispetto al suo esordio di dodici mesi fa. Il giovane pilota, che ha costruito la sua carriera nel motomondiale sotto l'egida del costruttore austriaco, ha mostrato una maturità tattica, frutto anche del lavoro svolto con il coach Carmelo Morales, accompagnata da aspettative volutamente contenute in vista dei prossimi test. Acosta, rispondendo alle numerose domande dei giornalisti, si è dimostrato estremamente diretto riguardo alle trattative per il suo futuro, ammettendo di essere stato "duro" nel chiedere "tre cose precise" alla dirigenza. Senza scendere nei particolari di quelle richieste, ha però lanciato un'affermazione significativa su un altro fronte, quello dei numeri di gara, sostenendo che Marc Márquez, campione del mondo in carica, "dovrebbe avere il numero 1" sulla sua moto, in una sorta di riconoscimento del valore simbolico del titolo.
Le incertezze sul futuro e le pressioni della vigilia
Proprio il futuro di Acosta oltre il 2026 rimane il grande punto di domanda, un'incertezza che lo stesso responsabile motorsport della Ktm, Pit Beirer, ha implicitamente confermato. Beirer ha ammesso, con una franchezza inconsueta, che la casa di Mattighofen non ha ancora "fatto abbastanza" per convincere il suo talento più promettente a rinnovare il contratto in scadenza a fine anno. Una dichiarazione che getta un'ombra sulle settimane a venire, rese ancor più cruciali dall'imminente cambio regolamentare che, a partire dal 2027, porterà in pista moto da 850cc. La stagione che sta per iniziare si trasforma così, per Acosta e per Ktm, in una vetrina fondamentale, una prova tecnica e relazionale dalla quale dipenderanno molte delle scelte successive.
Vinales e l'"esperimento" Lorenzo: dettagli e difficoltà
Dall'altra parte del box, nel team satellite Tech3, Maverick Vinales ha invece raccontato un inverno di preparazione atipico, definito dallo stesso Marc Márquez un "esperimento". Il pilota spagnolo ha infatti scelto di affiancarsi come coach Jorge Lorenzo, campione del mondo in MotoGP, in un sodalizio documentato quasi giorno per giorno attraverso i social network. Rispondendo alle domande per circa mezz'ora, Vinales ha svelato alcuni retroscena di quel lavoro meticoloso, descrivendo come Lorenzo gli abbia mostrato "tutto quello che mi mancava ancora da scoprire". Il rapporto, a sentire Vinales, si basa su una comunicazione diretta e su obiettivi ben chiari, tanto che, riguardo alla collaborazione, ha rivelato: "Con Jorge diciamo sempre: 22 weekend come Austin!", indicando con ciò l'ambizione di replicare in ogni gran premio la prestazione quasi perfetta.
La ricerca dell'equilibrio tra tecnica e mente
Oltre ai consigli puramente tecnici di guida, Vinales ha toccato anche l'aspetto mentale del suo mestiere, rispondendo a una curiosità sulla meditazione con un tono schietto e quasi ironico. Ha confessato di trovare difficile quell'esercizio di concentrazione, paragonandone la sfida a quella di "guidare una 600cc a 20 km/h", e ha aggiunto, scherzando sul persistere di distrazioni: "Ogni volta c'è una mosca che mi disturba!". Queste dichiarazioni, apparentemente marginali, contribuiscono a dipingere il ritratto di un pilota profondamente coinvolto in un processo di affinamento totale, che va dalla postura in sella alla gestione della pressione psicologica, in un momento cruciale della sua carriera con il nuovo costruttore.




