Magi: "Ssn malato, noi specialisti ambulatoriali siamo la cura"

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Un sistema sanitario nazionale che, secondo il presidente dell'Associazione specialisti medici italiani (Sumai) Niccolò Marchionni, definibile senza mezzi termini come "malato e debole", avrebbe trovato nella medicina specialistica ambulatoriale, la quale si propone come unico trattamento efficace, la terapia più adatta per una ripresa che appare tutt'altro che immediata. Negli ultimi quindici anni, un periodo segnato da prove estremamente impegnative, il Servizio sanitario nazionale è stato sottoposto a una dieta forzata e profondamente sbagliata, la cui conseguenza principale è stata quella di minarne la capacità di reazione di fronte a qualsiasi tipo di infezione. Il definanziamento strutturale, un prelievo di risorse che ha superato i trentasette miliardi di euro tra il 2010 e il 2019, ha inciso non solo sui bilanci, ma sulla pelle viva dell'intero apparato, provocando una riduzione significativa dei posti letto, un calo del personale e minori investimenti nelle tecnologie più avanzate.

La svolta oftalmologica: un'iniezione al posto del trapianto

Mentre la struttura portante della sanità pubblica fatica a ritrovare un equilibrio, la ricerca medica, spesso sostenuta da realtà private, avanza con soluzioni che fino a poco tempo fa sembravano appartenere alla fantascienza. Dal primo congresso nazionale congiunto della Società italiana di scienze oftalmologiche e dell'Associazione italiana medici oculisti, tenutosi a Roma, arriva l'annuncio di una terapia potenzialmente rivoluzionaria per una delle principali cause di cecità a livello globale. "Non siamo mai stati più vicini a una cura contro la cecità", hanno dichiarato gli specialisti, riferendosi a una tecnica che punta a rigenerare la cornea malata attraverso una semplice iniezione, evitando così il trapianto totale o parziale, un intervento ben più invasivo e complesso. La cecità corneale, che colpisce ogni anno circa dieci milioni di persone in tutto il mondo, potrebbe dunque vedere una soluzione terapeutica radicalmente nuova, la quale agisce rigenerando il tessuto danneggiato direttamente *in situ*.

L'innovazione israeliana della cornea artificiale

Parallelamente, anche il campo dei trapianti, laddove questi rimangano necessari, registra progressi significativi. In Israele, all'ospedale Kaplan, è stato eseguito con successo il primo impianto di una cornea artificiale denominata EndoArt. Questo dispositivo, sviluppato da un'azienda locale, si presenta come una membrana ultrasottile e bioinerte, simile a una lente a contatto, che viene inserita con una procedura rapida e minimamente invasiva. L'obiettivo è quello di ripristinare la trasparenza della cornea in pazienti affetti da gravi edemi, segnando una svolta importante nell'oftalmologia chirurgica a livello internazionale.

Due visioni a confronto per il futuro della salute

Il quadro che emerge è quindi duplice: da un lato, la denuncia di una crisi sistemica e profonda che affligge la sanità pubblica, con un'associazione di specialisti che rivendica un ruolo centrale nella sua rigenerazione; dall'altro, l'inarrestabile marcia della scienza, la quale, anche in contesti internazionali, continua a produrre innovazioni straordinarie in settori cruciali come la lotta alla cecità. Questi due piani, sebbene distinti, sono accomunati dalla medesima urgenza: trovare risposte efficaci a bisogni sanitari sempre più pressanti, bilanciando la sostenibilità economica con l'accesso alle cure più all'avanguardia.

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