Medici in fuga dal SSN, boom di licenziamenti per fare i "gettonisti"
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Redazione Salute
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La sanità pubblica italiana sta affrontando una crisi del personale sanitario senza precedenti. Negli ultimi due anni, circa cinquemila medici hanno lasciato il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) per diventare "gettonisti", ossia professionisti che lavorano a gettone per cooperative esterne. Questo fenomeno, che ha visto un raddoppio della spesa pubblica tra il 2022 e il 2023, ha portato a un costo complessivo di quasi un miliardo di euro per il 2023, cifra che, secondo il leader dell'Anaao Pierino Di Silverio, è stata confermata anche per il 2024.
Le Regioni, enti deputati a saldare le prestazioni, si trovano a dover far fronte a un aumento esponenziale delle spese per pagare i gettonisti, una trentina di cooperative che forniscono medici e infermieri agli ospedali in deficit di personale. La Fondazione Gimbe, attraverso il suo presidente Nino Cartabellotta, ha evidenziato come in 11 anni siano stati persi 28,1 miliardi di euro, di cui 15,5 miliardi solo nel periodo dell'era Covid, dal 2020 al 2023.
Il ricorso ai gettonisti, sebbene necessario per tamponare la carenza di personale, ha sollevato numerose critiche e preoccupazioni. Da un lato, si evidenzia l'aumento dei costi per il sistema sanitario pubblico, dall'altro, si sottolinea il rischio di una diminuzione della qualità delle cure offerte ai pazienti. Le Asl e le aziende ospedaliere, infatti, si trovano a dover gestire un personale sempre più frammentato e meno stabile, con evidenti ripercussioni sull'efficienza e sull'efficacia dei servizi sanitari.
In questo contesto, il Ministero della Salute sta cercando di mettere in atto misure per ridurre il ricorso agli esterni e incentivare il ritorno dei medici nel SSN. Tuttavia, la strada sembra ancora lunga e complessa, con numerosi ostacoli da superare.




