Ancelotti e il Brasile, esordio senza scintille: 0-0 con l’Ecuador
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Redazione Sport
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Carlo Ancelotti, che in Brasile ormai tutti chiamano Carlinho, ha iniziato la sua avventura alla guida della Seleçao con un pareggio insipido contro l’Ecuador, in una notte in cui il gioco ha stentato a decollare. Il match, disputato al Monumental Isidro Romero Carbo di Guayaquil, si è concluso senza reti, lasciando intravedere una squadra ancora acerba nelle dinamiche volute dal tecnico italiano, il quale – va ricordato – ha avuto a disposizione appena tre sedute di allenamento, di cui solo una con la rosa completa.
Quello che si è visto in campo è un Brasile lontano dalla tradizione offensiva che lo ha reso celebre, con una manovra spesso frammentaria e un Vinicius Jr. capace di accendersi solo a tratti. Gli ecuadoriani, dal canto loro, hanno imposto un ritmo aggressivo, limitando gli spazi e costringendo i verde-oro a ripiegare su soluzioni individuali. Non è bastato nemmeno l’inserimento di Raphinha, poco incisivo nonostante le attese, mentre Carlos Augusto – centrocampista dell’Inter – ha osservato tutto dalla panchina.
Il contesto, del resto, non era dei più facili. Dopo il pesante 4-1 subito dall’Argentina a fine marzo e l’improvviso esonero di Dorival Junior, la federazione brasiliana ha puntato tutto su Ancelotti, il cui arrivo è stato preceduto da settimane di trattative serrate. Obiettivo primario: ridare stabilità a un gruppo che, nonostante il quarto posto nelle qualificazioni sudamericane al Mondiale 2026, mostra crepe evidenti, specialmente in fase di costruzione.
In conferenza stampa, Ancelotti ha evitato toni trionfalisti, sottolineando invece l’importanza di «lavorare con calma» e ricordando, tra le righe, l’influenza di Arrigo Sacchi nel suo percorso. «È stato un innovatore, ha cambiato il calcio a livello tattico», ha detto, pur precisando che il suo approccio resta istintivo: «L’equilibrio non l’ho studiato, fa parte del mio carattere».




