Il primo sì alla riforma del lavoro di Milei, tra scontri e sciopero generale
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Redazione Esteri
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La protesta sociale, che da giorni agitava le strade di Buenos Aires, ha trovato il suo culmine proprio mentre nell'emiciclo si consumava il voto. La Camera dei Deputati argentina ha dato il proprio via libera, nella notte tra giovedì e venerdì, al disegno di legge di modernizzazione del mercato del lavoro voluto dal presidente Javier Milei, un provvedimento che il governo celebra come una svolta epocale e che le centrali sindacali, altrettanto nettamente, bollano come un arretramento inaccettabile dei diritti -10. Il testo, che torna ora al Senato per la definitiva approvazione dopo alcune modifiche, è passato con 135 voti favorevoli e 115 contrari, un margine che, sebbene stretto, rappresenta una vittoria significativa per l'esecutivo libertario, il quale ha dovuto però rinunciare a un articolo controverso relativo alla gestione dei congedi medici per assicurarsi i numeri necessari -2-7.
Mentre i legislatori dibattevano, all'esterno del Congresso la tensione degenerava in veri e propri scontri tra le forze dell'ordine e i manifestanti, scesi in piazza in adesione allo sciopero generale di 24 ore proclamato dalla potente Confederación General del Trabajo (CGT). La polizia, schierata in tenuta antisommossa, ha fatto ricorso a idranti e lacrimogeni per disperdere la folla che, oltrepassate le transenne, aveva iniziato a lanciare oggetti contro il cordone di sicurezza, in un clima di guerriglia urbana che ha riportato alla memoria le crisi più acute del paese -3. Un bilancio provvisorio parla di almeno sedici fermati e di un numero imprecisato di feriti tra i contestatori, mentre la città, per larga parte paralizzata dall'astensione dal lavoro, offriva l'immagine di un paese spaccato di fronte alla terapia d'urto del suo leader -10.
L'architettura della riforma, che il governo dell'ultraliberista Milei considera un pilastro del suo programma, si fonda su alcuni cardini destinati a stravolgere l'impianto normativo ereditato dal 1974 -2. Tra i punti più contestati spicca l'introduzione del sistema di “banca ore”, che di fatto consente di compensare il lavoro straordinario non con un compenso monetario ma con riposi successivi, una misura che, di fatto, può estendere la giornata lavorativa fino a dodici ore senza che questo si traduca in una maggiore retribuzione immediata per il dipendente -2. Si modifica inoltre il calcolo delle indennità di licenziamento, escludendo alcune voci salariali accessorie come bonus e premi, rendendo di fatto meno oneroso per le imprese interrompere il rapporto di lavoro e riducendo al contempo la tutela economica del lavoratore -2-10.




