Remigrazione, l’ultradestra deposita le firme a Montecitorio: «Sconfitto l’antifascismo»

Remigrazione, l’ultradestra deposita le firme a Montecitorio: «Sconfitto l’antifascismo»
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Redazione Interno Redazione Interno   -   Depositare 150mila firme in un palazzo che non è Montecitorio ma l’ex Banco di Napoli, dall’altra parte della piazza, è un formalismo che non scalfisce la sostanza politica dell’operazione. Così Luca Marsella, leader del comitato "Remigrazione e Riconquista", ha rivendicato l’accesso degli attivisti di estrema destra negli spazi della Camera, trasformando un passaggio burocratico – la consegna della proposta di legge di iniziativa popolare sulla remigrazione – in un atto simbolico di sfida all’antifascismo dichiarato "stantio" e ormai, a suo dire, definitivamente sconfitto.

L’assenza dei deputati di opposizione, che lo scorso 30 gennaio avevano occupato la sala stampa impedendo la conferenza del comitato, è stata letta come una resa: "Non c’erano Pd, Movimento 5 stelle e Avs, oggi decretiamo la loro sconfitta".

Il deposito delle firme e la sfida alla politica

L’evento si è svolto senza le tensioni che avevano caratterizzato il tentativo di presentazione dello scorso gennaio, quando l’accesso alla Camera era stato fisicamente bloccato dagli esponenti delle forze di opposizione. Ieri, invece, la delegazione è stata scortata in un edificio secondario, dove ha avuto luogo la consegna ufficiale dei faldoni ai funzionari del servizio testi normativi.

Un dispositivo di sicurezza imponente, ma nessun incidente ha turbato l’iter, che ora prosegue con la verifica della validità delle sottoscrizioni raccolte. "Questa è la prassi con cui si consegnano le firme, non facciamo questi giochini", ha risposto Marsella a chi gli faceva notare la differenza tra l’accesso simbolico e l’effettiva occupazione di un’aula parlamentare, ribadendo che il loro lavoro è stato compiuto e che ora la parola passa alla politica.

Le reazioni e la distanza della maggioranza

Nonostante le parole d’ordine della remigrazione siano ormai entrate nel dibattito politico corrente, la proposta del comitato – che riunisce sigle come Casapound, Rete dei Patrioti e Veneto Fronte Skinhead – non ha ricevuto alcun endorsement ufficiale dalla maggioranza di centrodestra. Anzi, se da un lato i promotori hanno lanciato un appello a Roberto Vannacci, leader di Futuro Nazionale, affinché trasformi le parole in fatti concreti, dall’altro la risposta dei partiti al governo è stata piuttosto gelida.

Per Forza Italia e Noi Moderati, le posizioni del generale sono considerate incompatibili con quelle della coalizione, e la stessa Futuro Nazionale ha precisato di voler proseguire con un proprio testo, magari tramite emendamenti, ritenendo più efficace questa strada rispetto al sostegno a una legge di iniziativa popolare.

I dettagli della proposta e l'assenza dell'opposizione

La proposta di legge, definita dai suoi estensori come "seria e concreta", prevede, tra i punti qualificanti, l’abolizione del decreto flussi e un approccio radicale alla gestione dell’immigrazione. Tuttavia, al momento non sono stati registrati contatti ufficiali con il governo o con i partiti per avviare una discussione sul testo.

L’attenzione dei media si è concentrata però sulla dimensione simbolica dell’evento, enfatizzata dall’assenza dei deputati delle opposizioni, che per Marsella rappresenta la prova del fallimento di quell’antifascismo che il 30 gennaio scorso aveva tentato di opporsi con la forza all’ingresso del comitato a Montecitorio. "Oggi entriamo in Parlamento con le nostre facce e 150mila firme, e nessuno ce lo poteva impedire. questa è la rivincita", ha concluso il portavoce, in un clima che ha restituito l’immagine di una destra radicale che rivendica una legittimità politica conquistata anche attraverso una sfida culturale ai principi della Resistenza.

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