L’oro vola oltre i 5.400 dollari, l’attacco a Khamenei riaccende la corsa al rifugio
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Redazione Economia
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Il metallo giallo non conosce tregua e, anzi, accelera la sua corsa verso nuovi record spinto dall’escalation militare in Medio Oriente. Nelle ultime ore, il prezzo dell’oro ha subito un’impennata verticale, con i futures americani che hanno toccato quota 5.388 dollari e l’oro spot balzato dell’1,9% attestandosi a 5.377 dollari l’oncia, dopo aver superato ampiamente in mattinata la soglia psicologica dei 5.400. Il detonatore di questa ennesima fiammata è di quelli che lasciano il segno: l’operazione congiunta di Stati Uniti e Israele in Iran, costata la vita alla Guida Suprema, l’ayatollah Ali Khamenei, ha gettato il mercato in una nuova, profonda, incertezza. È in questi frangenti, quando la geopolitica si fa incandescente e il futuro appare improvvisamente opaco, che gli investitori tornano a bussare alla porta del bene rifugio per eccellenza, quel lingotto che non teme default né confini.
Il dollaro si rafforza, l’argento arranca
Se l’oro vola, non tutti gli asset considerati "difensivi" seguono la medesima traiettoria. Sul mercato valutario, il biglietto verde ha beneficiato a sua volta del flight to quality, con l’euro sceso dello 0,88% a 1,1695, un movimento che ha portato la moneta unica a infrangere il supporto chiave a 1,17. Paradossalmente, questa forza del dollaro potrebbe in futuro mettere un freno alle quotazioni dell’oro, ma al momento l’urgenza della protezione patrimoniale prevale su ogni altra considerazione tecnica. Diverso il discorso per l’argento, che pure aveva tentato un allungo fino a 99,68 dollari, salvo poi subire una brusca correzione del 3,5% riportandosi a 90,50 dollari: un segnale, quest’ultimo, che il metallo prezioso, pur beneficiando del clima generale, sconta una maggiore volatilità e una natura in parte industriale che lo rende più esposto ai timori di un rallentamento dell’economia globale causato proprio dal conflitto.
Oltre i 5.350, lo strappo tecnico che apre nuovi scenari
Dal punto di vista dell’analisi tecnica, la mattinata di contrattazioni ha regalato agli operatori un segnale forte e chiaro. Il future con scadenza ad aprile 2026 ha infatti operato un deciso strappo rialzista, superando con relativa facilità la resistenza di breve periodo posta a 5.350 dollari. Questo movimento, maturato al termine di una stretta fase accumulativa nelle sedute precedenti, disegna ora un quadro solido che prospetta un nuovo sprint verso i massimi di fine gennaio, area 5.600 dollari. Certo, la velocità stessa del rialzo potrebbe indurre una pausa di consolidamento, una sosta fisiologica dopo un allungo così vigoroso, ma la direzione intrapresa dal mercato appare inequivocabilmente rivolta verso l’alto, con gli occhi puntati ora su target via via più ambiziosi.
La guerra in Medio Oriente e il ritorno della paura
Alla base di tutto, naturalmente, vi è il moltiplicarsi dei focolai bellici in Medio Oriente. L’attacco congiunto che ha eliminato Khamenei non rappresenta solo un evento puntuale, ma l’innesco di una possibile escalation dalle conseguenze imprevedibili. In un contesto del genere, la reazione degli investitori è quasi meccanica: si abbandonano le asset class rischiose e si fa incetta di titoli di Stato (nonostante i rendimenti non siano più quelli di una volta) e, appunto, di oro fisico. Il metallo giallo, in questa fase, sta svolgendo appieno la sua funzione storica di riserva di valore in tempi di turbolenza, raccogliendo flussi che lo stanno spingendo verso quota 5.400 dollari e oltre, con gli analisti che non escludono, se la tensione dovesse perdurare, un test dei massimi storici assoluti. Il tutto mentre il petrolio, l’altra grande variabile sensibile alle crisi mediorientali, continua a salire alimentando ulteriori timori inflazionistici.




