Nazionale, Malagò apre a Zola ma frena su Oriali: "Penso tornerà, ma chiedete a Mancini"
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Redazione Sport
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Mentre la macchina organizzativa del nuovo corso azzurro comincia a muovere i primi passi, il presidente della FIGC Giovanni Malagò ha fatto chiarezza, in esclusiva ai microfoni di SportMediaset, sugli scenari che attendono lo staff di Roberto Mancini e sulla possibile composizione del suo entourage.
Dopo la lunga riunione di questa mattina tra il commissario tecnico e il neo direttore tecnico Claudio Ranieri, a cui Malagò ha assistito solo per la parte logistico-organizzativa, i riflettori si sono accesi sulle figure che affiancheranno i due tecnici nel tentativo di rilanciare una Nazionale reduce da un periodo complicato.
Il ruolo di Zola e l'incognita dello staff tecnico
Il nome caldo, destinato a diventare un tassello fondamentale per il futuro, è quello di Gianfranco Zola. Alla domanda se l'ex fantasista del Chelsea possa diventare il terzo volto del nuovo corso azzurro, ricoprendo un ruolo simile a quello già svolto da Gigi Riva e Gianluigi Buffon, Malagò è stato cauto ma al tempo stesso piuttosto esplicito.
"È sbagliato dire sì, ma sarebbe sbagliato anche dire no", ha dichiarato il numero uno della Federcalcio, sottolineando come l'eventuale ingaggio di Zola vada al di là di un semplice nome: "A prescindere da tutto, è una persona che darebbe valore aggiunto per quello che ha dimostrato anche nel suo lavoro in Lega Pro sui giovani".
La posizione di Zola, stando alle volontà della FIGC, dovrebbe concretizzarsi nella supervisione delle Nazionali giovanili e nel ruolo di capodelegazione, una funzione di raccordo tra la prima squadra e il vivaio che la Federazione intende potenziare per colmare il divario con le altre potenze europee. Diverso il discorso per Gabriele Oriali, storico fedelissimo di Mancini, il cui ritorno sembra essere più di un'ipotesi ma una certezza ancora da ufficializzare.
Interpellato in merito, Malagò ha preferito glissare, anche se con un sorriso che lasciava intendere l'evoluzione della vicenda: "Questo dovete chiederlo a Roberto Mancini. Io penso di sì, ma dovete chiederlo a lui. Non spetta a me", ha chiosato il presidente, rinviando ogni decisione definitiva al direttore tecnico e al commissario tecnico.
La ripartenza tra scuse e voglia di riscatto
L'attesa per la definizione dello staff si inserisce in un clima di rinnovato entusiasmo e di grande consapevolezza. Il ritorno di Roberto Mancini sulla panchina azzurra, dopo 1081 giorni di assenza, è stato sancito da un patto chiaro con i tifosi e con l'ambiente calcistico. Nel corso della conferenza stampa di presentazione, il tecnico marchigiano ha speso parole di profondo rammarico per le dimissioni dell'agosto 2023, chiedendo di fatto una seconda chance per riscattare una scelta che, a posteriori, ha ammesso essere stata affrettata.
"Spero che la squadra possa giocare così bene da ricevere il perdono per quanto è successo tre anni fa", ha dichiarato Mancini, indicando nel gioco spettacolare e nella valorizzazione dei giovani le armi principali per riportare l'Italia ai vertici del calcio mondiale.
Se da un lato la Federazione ha già messo a segno un colpo importante con l'ingaggio di Claudio Ranieri come direttore tecnico, figura di spessore internazionale chiamata a fare da collante tra la squadra e la dirigenza, dall'altro restano ancora diversi dettagli da limare in vista della prima uscita ufficiale.
La nuova gestione, che poggia sul tridente istituzionale formato da Mancini (Ct), Ranieri (Dt) e lo stesso Malagò, dovrà trovare rapidamente una quadra per completare lo staff, con l'obiettivo di presentare una squadra competitiva già a partire dalla sfida di Nations League contro il Belgio in programma a settembre.
Il nodo dello staff e la strategia sulle giovanili
Le parole di Malagò confermano quindi che, al di là delle ufficialità, il vero banco di prova per la nuova Italia sarà la capacità di costruire un gruppo di lavoro coeso e funzionale, capace di traghettare la Nazionale verso il Mondiale. L'apertura a Gianfranco Zola rappresenta un segnale preciso in questa direzione, l'idea cioè di affidare a un simbolo del calcio italiano la responsabilità di coordinare il settore giovanile, una criticità che la FIGC intende affrontare con decisione.
La scelta di Zola, già apprezzato per il lavoro svolto in Lega Pro, sembra rispondere all'esigenza di creare un filo diretto tra la prima squadra e le rappresentative Under, per garantire un ricambio generazionale che in questi ultimi anni è mancato.
Intanto, la macchina del calcio italiano si rimette in moto. Mentre i tifosi attendono di vedere il "nuovo-vecchio" Mancini all'opera, la priorità della Federazione è completare l'organigramma. L'ingresso di Oriali, qualora dovesse concretizzarsi, garantirebbe a Mancini quella continuità e quella fiducia che hanno contraddistinto il primo ciclo vincente; l'arrivo di Zola, invece, rappresenterebbe l'investimento sul futuro per ridare slancio a un vivaio che deve tornare a essere il serbatoio della Nazionale.
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