Italia, il nuovo corso di Mancini tra citazioni musicali e il modello Atalanta

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il ritorno di Roberto Mancini sulla panchina della Nazionale ha già preso forma, a dispetto di qualche scetticismo di troppo, attraverso un linguaggio che mescola calcio, sentimento e una precisa visione tecnica. L'allenatore azzurro ha scelto i social network per il suo primo messaggio da ct, pubblicando su Instagram una foto che lo ritrae accanto allo stemma della Figc, accompagnata da una citazione che è un vero e proprio manifesto emotivo: "Certi amori non finiscono fanno giri immensi poi ritornano. Forza Italia".

Un verso tratto da "Amici mai" di Antonello Venditti che, con la sua carica nostalgica e allo stesso tempo determinata, sembra voler saldare il passato con un presente che chiede immediata ricostruzione. Soltanto qualche ora prima, nella serata di ieri, Mancini aveva anticipato il suo stato d'animo pubblicando la medesima immagine sulle stories, questa volta colonna sonora affidata a Luciano Ligabue e al suo "Sono sempre i sogni a dare forma al mondo", quasi a voler suggellare l'avvio di una nuova fase con il simbolismo di due grandi della musica italiana.

Il ruolo di Zola e l'alleanza con Ranieri

Mentre il tecnico si riappropria della sua dimensione più autentica, la macchina organizzativa della Federazione si sta muovendo su diversi fronti per costruire una struttura solida attorno a lui. Il corteggiamento nei confronti di Gianfranco Zola, infatti, sembra essere entrato in una fase decisiva, con la trattativa che si avvicina all'ok definitivo da parte della Figc. Giovanni Malagò, presidente federale, ha dimostrato ancora una volta quella tenacia che lo contraddistingue, determinato a portare l'ex attaccante all'interno dell'ente a qualsiasi costo.

Un corteggiamento lungo e articolato che ora può contare su un alleato di peso inaspettato, ovvero Claudio Ranieri. Il legame tra Zola e l'attuale direttore tecnico della Nazionale è solido e affonda le radici in un passato lontano, quando Ranieri guidava il Napoli del post Maradona. Si narra che in quell'occasione, rispondendo a Ferlaino che chiedeva un sostituto per El Pibe de Oro, il tecnico rispose senza tentennamenti: "Non ci serve nessuno, abbiamo già Zola".

Un aneddoto che racconta la stima reciproca e che oggi potrebbe tradursi in una sinergia fondamentale per il rilancio del movimento azzurro.

Il calcio che viene dall'Atalanta

Lo sguardo di Mancini, tuttavia, non si ferma alla gestione degli uomini ma abbraccia una filosofia di gioco ben precisa, che trova i suoi pilastri nel 4-3-3, nell'attenzione ai vivai e nella fiducia nei giovani. Non un caso, questi capisaldi coincidono con quelli che hanno reso grande l'Atalanta di mister Sarri, un modello che la Figc ha deciso di eleggere come riferimento per il nuovo corso azzurro.

Mercoledì scorso, a Roma, il presidente Giovanni Malagò ha presentato ufficialmente il tecnico Roberto Mancini e il direttore tecnico Claudio Ranieri, mettendo in luce proprio questi principi tecnici e filosofie di pensiero. Un'operazione che ha già iniziato a produrre effetti concreti, se si considera che l'Atalanta può vantare almeno cinque rappresentanti nella lista dei candidati per l'undici titolare di Mancini, un segnale evidente della direzione intrapresa dalla Nazionale in termini di identità e progetto.

Le critiche e il caso Papetti

Un progetto che, tuttavia, non ha mancato di sollevare critiche e dibattiti, come dimostra l'intervento di Papetti che ha preso posizione sulla vicenda attraverso le colonne di un quotidiano. La domanda retorica sollevata dal lettore è emblematica del clima che circonda la nomina di Mancini: "Ma qualcuno crede che il problema del nostro calcio sia il commissario tecnico della Nazionale?".

Nella sua lettera, Papetti ha ricordato l'inqualificabile comportamento di cui Mancini si rese protagonista "fuggendo" in Arabia per seguire il profumo dei soldi, una scelta che aveva lasciato l'amaro in bocca a molti tifosi. Allo stesso tempo, però, viene sottolineato come il mondo del calcio sia sempre pronto a perdonare se i risultati dovessero arrivare, perché alla fine è solo il campo a decretare assoluzioni e condanne.

Un dibattito che resterà acceso fino a quando la nuova Italia non scenderà in campo, ma che non scalfisce la determinazione di un ct che ha scelto di tornare a casa con la leggerezza di una canzone e la pesantezza di una responsabilità immensa.

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