Gang della coca in manette, le carte: l’estorsione del “Pavone” e l’assalto sfumato al bancomat
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Redazione Interno
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Una coraggiosa denuncia materna, quella di una civitanovese che ha deciso di segnalare alle forze dell’ordine la tossicodipendenza del figlio, ha innescato il meccanismo investigativo culminato in una vasta operazione contro lo spaccio di sostanze stupefacenti. La donna, la cui identità è protetta, ha spiegato senza mezzi termini di aver compreso come l’unico modo per salvaguardare il proprio figlio non fosse più quello di proteggerlo, magari per un senso di vergogna, ma di denunciarne la situazione, preferendo vederlo “in cella che morto”. Questo atto di estremo amore e responsabilità ha dato il via all’inchiesta coordinata dalla procura e condotta dai carabinieri, i quali, dopo un lungo e meticoloso lavoro, hanno ottenuto dal gip del tribunale di Ancona nove ordinanze di custodia cautelare in carcere.
L’articolata rete criminale nel Maceratese
Nelle 315 pagine del provvedimento firmato dal gip Sonia Piermartini, che hanno portato agli arresti, viene delineata la fisionomia di un presunto sodalizio criminale operativo principalmente tra Potenza Picena e Civitanova Marche, con lo spaccio di cocaina e hashish come attività centrale. Gli investigatori hanno documentato circa duecento cessioni di stupefacenti in provincia, ricostruendo una fitta trama di transazioni che dimostrava la capillarità dell’organizzazione. Oltre a queste, emergono dai fascicoli altri episodi contestati, i quali dipingono un quadro più ampio e articolato delle attività illecite attribuite al gruppo, episodi che vanno al di là del mero traffico di droga e che contribuiscono a definire il profilo associativo.
Gli ulteriori reati contestati agli indagati
Tra le vicende che arricchiscono il quadro processuale, e che sono state ricostruite passo dopo passo nelle carte giudiziarie, spiccano l’estorsione ai danni di un individuo soprannominato “il Pavone” e un progetto di assalto a un bancomat, il quale tuttavia non andò a buon fine. Questi elementi, uniti al rinvenimento di un’arma in possesso di una decima persona finita in manette in flagranza durante il blitz, suggeriscono un ventaglio di interessi criminali non limitato al narcotraffico. L’operazione, battezzata “Potentia”, ha inferto un duro colpo a questa fetta di criminalità organizzata lungo la costa maceratese, smantellando quella che, secondo l’accusa, era una struttura dedita allo spaccio su larga scala.
La reazione e le prospettive immediate
All’alba dello scorso giorno, i carabinieri hanno eseguito le misure cautelari, mettendo fine all’attività del presunto sodalizio. La madre, apprendendo la notizia degli arresti, ha espresso un senso di “felicità, tanta felicità”, accompagnato però dalla ferma speranza che gli indagati rimangano in carcere, temendo una loro eventuale e troppo rapida scarcerazione. La sua testimonianza, oltre a essere l’elemento scatenante delle indagini, rappresenta un caso emblematico di come a volte il gesto più difficile, quello di denunciare un familiare, possa trasformarsi in un atto di salvezza e, al contempo, in un contributo decisivo per la sicurezza collettiva.




