Virzì torna al cinema con Cinque secondi, un film sul peso delle colpe
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Paolo Virzì, considerato assieme a Riccardo Milani uno degli eredi legittimi della grande stagione della commedia all'italiana, fa ritorno nelle sale con un'opera che si discosta in maniera netta dal suo registro più noto. "Cinque secondi", titolo che allude al tempo in cui una vita può spezzarsi, si configura infatti come il suo film più doloroso e essenziale, un racconto di anime sospese, in bilico tra colpa e redenzione, che non strapperà alcuna risata. Come accadeva, del resto, ai grandi maestri di quel passato glorioso – si pensi a Risi, Monicelli, Scola o Comencini – i quali, pur celebri per le loro commedie, di tanto in tanto affrontavano tematiche inequivocabilmente serie. In questa pellicola, lo svelamento delle intenzioni più profonde dei personaggi sembra passare, in primo luogo, attraverso i brani musicali, quasi un contrappunto emotivo alle vicende, e soltanto in un secondo momento per la scrittura.
La storia di un lutto e di una responsabilità
Al centro della narrazione, interpretato da un volto caro al cinema del regista, Valerio Mastandrea, vi è Adriano Sereni, un avvocato cinquantenne e burbero. L'uomo, che vive ormai nelle stalle di una tenuta toscana in rovina, è segnato da un tragico lutto per il quale si sente personalmente responsabile. La sua esistenza, dopo quell'evento, si è trasformata in un rifugio claustrofobico, lontano dalla società e dominato dal rimorso. Il film, attraverso questo personaggio, si interroga sulla figura paterna oggi, ponendo una domanda cruciale su cosa significhi, per un uomo, sentirsi all'altezza o meno di esserlo, di fronte a un errore che ha cambiato per sempre il corso del suo destino.
L'esordio di una giovane attrice
Accanto a Mastandrea, fa il suo debutto sul grande schermo Caterina Rugghia, una giovane attrice di ventidue anni con una solida formazione alle spalle. Esordire in un film di Virzì, per la Rugghia, non è stata un'occasione qualsiasi, ma un'esperienza affrontata con una miscela di emozione, responsabilità e scoperta. L'aver lavorato sotto la direzione di uno dei maestri del cinema italiano le ha permesso di misurarsi con un set ricco di stimoli, dove, tra un ciak e l'altro, la presenza di molti strumenti musicali offriva l'occasione per cantatine improvvisate, un'abitudine che, pare, indispettiva non poco Mastandrea, noto per detestare il suono della chitarra durante le pause.
Il ritorno di un cinema vulnerabile
Con "Cinque secondi", che arriva nelle sale il 30 ottobre, Virzì sembra quindi voler tornare a un cinema più intimo e vulnerabile, lontano dai toni della commedia brillante. Il film si concentra sulla lenta e dolorosa elaborazione di una perdita, sul peso di un silenzio che diventa assordante e su quella manciata di secondi che può decidere il futuro di una persona. È un'opera che, pur nella sua drammaticità, mantiene una forte componente umana, esplorando le crepe dell'animo e le possibilità, seppur flebili, di una qualche forma di riscatto, senza mai cadere in facili moralismi o in soluzioni consolatorie.




