Dichiarazione dei redditi precompilata 2026, rischio buco per le partite Iva

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Chi lavora in proprio, e quindi possiede una partita Iva, potrebbe trovarsi di fronte a una dichiarazione dei redditi precompilata quantomeno parziale, se non addirittura vuota per quanto riguarda i propri compensi. Il motivo, come spesso accade in materia fiscale, è una questione di calendario e di mancato allineamento tra i tempi di consegna dei dati da parte dei sostituti d'imposta e quelli di elaborazione degli stessi da parte dell’Agenzia delle Entrate. La nuova scadenza per la trasmissione delle Certificazioni Uniche (CU) relative ai redditi di lavoro autonomo abituale, fissata al 30 aprile 2026, rischia infatti di non integrarsi con il cronoprogramma tecnico che porta alla pubblicazione del modello Redditi precompilato, creando un disallineamento destinato a riverberarsi sugli adempimenti di professionisti e imprenditori individuali.

L’origine di questa potenziale stonatura va ricercata nella riforma degli adempimenti tributari, che con l’articolo 4 del decreto legislativo 12 giugno 2025, n. 81, ha introdotto una tempistica differenziata per l’invio telematico delle CU. Non esiste più un’unica data, bensì tre scadenze principali: il 16 marzo 2026 rimane il termine per la consegna della certificazione sintetica ai percipienti e per l’invio all’Agenzia dei dati relativi a lavoratori dipendenti, assimilati, autonomi non abituali e redditi derivanti da locazioni brevi. Il 30 aprile 2026 diventa, invece, la nuova scadenza cardine per le CU che attestano compensi di lavoro autonomo abituale, provvigioni non occasionali e alcuni redditi diversi. Infine, per le certificazioni che contengono esclusivamente redditi esenti o non rilevanti ai fini della dichiarazione precompilata, la trasmissione potrà avvenire entro il 2 novembre 2026, termine che coincide con la scadenza per la presentazione del modello 770.

Il nodo tecnico del 15 aprile

Proprio lo slittamento al 30 aprile per i redditi di lavoro autonomo, un provvedimento pensato per diluire i carichi di lavoro di sostituti d’imposta e intermediari, genera un paradosso operativo. L’Agenzia delle Entrate, in un incontro tecnico promosso da AssoSoftware e tenutosi il 4 marzo 2026, ha chiarito il punto: la dichiarazione dei redditi precompilata relativa al periodo d’imposta 2025, nella sua versione per le persone fisiche (modello Redditi), sarà resa disponibile ai contribuenti a partire dal 20 maggio 2026. Tuttavia, il processo di elaborazione e incrocio dei dati che porta alla sua creazione non è istantaneo. Il sistema informatico dell’Amministrazione finanziaria congela i flussi informativi in una data antecedente, fissata per quest’anno al 15 aprile 2026. Di conseguenza, tutte le Certificazioni Uniche trasmesse dai sostituti d’imposta successivamente a questa data, sebbene inviate nel pieno rispetto della nuova scadenza normativa del 30 aprile, non potranno essere materialmente inserite nell’algoritmo che genera la precompilata.

Si viene così a creare una situazione singolare: una CU inviata il 20 aprile 2026 è formalmente corretta e tempestiva, ma i dati in essa contenuti non compariranno automaticamente nella dichiarazione che il professionista o la partita Iva troverà già pronta nel proprio cassetto fiscale. Il foglio informativo che accompagna la precompilata, e la dichiarazione stessa, ignoreranno quei compensi e le relative ritenute d’acconto, richiedendo un intervento manuale da parte del contribuente o del suo intermediario. Per sopperire a questa mancata alimentazione automatica, l’Agenzia delle Entrate ha previsto un meccanismo di segnalazione: all’interno della fornitura telematica delle dichiarazioni precompilate e nell’applicazione web a disposizione dei cittadini verrà valorizzato un apposito campo, un avviso che indica la presenza di Certificazioni Uniche pervenute dopo la data di elaborazione del 15 aprile.

Le conseguenze pratiche per intermediari e contribuenti

Questo scollamento temporale sposta l’onere del controllo e dell’integrazione dai sistemi automatici dell’Agenzia alle spalle di professionisti e contribuenti. Caf, commercialisti e altri intermediari fiscali, chiamati ad apporre il visto di conformità o comunque ad assistere i propri clienti nella compilazione della dichiarazione, non potranno limitarsi a validare i dati già presenti nella precompilata. Dovranno necessariamente integrare la loro attività con una verifica puntuale del cassetto fiscale del contribuente, per accertare l’eventuale esistenza di CU di lavoro autonomo trasmesse dopo il fatidico 15 aprile. Solo consultando direttamente i documenti presenti nell’area riservata del contribuente sarà possibile intercettare quei redditi e quelle ritenute che, pur essendo stati certificati nei termini di legge, non sono confluiti nello schema di dichiarazione predisposto dal Fisco. Un passaggio, questo, che rischia di appesantire il lavoro degli studi professionali e di richiedere una maggiore attenzione da parte degli stessi lavoratori autonomi, i quali dovranno verificare che tutti i propri compensi, e non solo quelli già precompilati, trovino posto nella dichiarazione dei redditi 2026.

Parallelamente alla questione delle CU, si inserisce nel panorama degli adempimenti 2026 anche la gestione delle certificazioni per colf e badanti, sebbene con caratteristiche del tutto peculiari. Per questi lavoratori domestici non si parla tecnicamente di Certificazione Unica nel senso stretto del termine, in quanto per tali categorie non sussiste l’obbligo di predisporre e trasmettere il modello standardizzato dell’Agenzia delle Entrate. Il datore di lavoro domestico è tenuto comunque a certificare le somme corrisposte e i contributi versati, ma seguendo prassi e tempistiche che si differenziano dal regime generale dei sostituti d’imposta, e che restano ancorate agli obblighi contributivi verso l’INPS e alla gestione del rapporto di lavoro regolato dal rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro Domestico, entrato in vigore a novembre 2025.

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