Partite Iva, dichiarazione precompilata a rischio: la nuova scadenza delle CU crea il vuoto
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Redazione Economia
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L’introduzione di un termine differenziato per l’invio telematico delle Certificazioni Uniche destinate ai lavoratori autonomi, fissato per il 30 aprile 2026, rischia di vanificare, di fatto, l’utilità della dichiarazione dei redditi cosiddetta “precompilata” per una platea vastissima di contribuenti, generando non poche perplessità tra i professionisti del settore e gli stessi titolari di partita Iva. Il nodo della questione, come emerge da un’analisi del calendario fiscale pubblicato dall’Agenzia delle Entrate, risiede nell’incongruenza temporale tra la data entro la quale i sostituti d’imposta – si pensi, a Titolo esemplificativo, a società, enti o anche condomini che corrispondono compensi a professionisti – sono tenuti a trasmettere i dati relativi ai compensi erogati nel 2025 e la finestra temporale in cui il Fisco elabora quei medesimi dati per confezionare il modello Redditi precompilato, che viene solitamente reso disponibile ai contribuenti intorno al 20 maggio.
Per comprendere la portata del problema, occorre soffermarsi sulla triplice scadenza che caratterizza la campagna CU 2026. Il 16 marzo 2026 rimane il termine ultimo, per i sostituti d’imposta, per la consegna della certificazione sintetica al percettore del reddito – un obbligo che riguarda tutte le tipologie di reddito, inclusi quelli da lavoro autonomo – e per l’invio telematico all’Agenzia delle Entrate dei dati relativi a redditi di lavoro dipendente, assimilati, lavoro autonomo occasionale e redditi derivanti da locazioni brevi. È invece il successivo appuntamento del 30 aprile 2026 a rappresentare la vera e propria novità di quest’anno: entro tale data, infatti, devono essere trasmesse telematicamente le Certificazioni Uniche contenenti esclusivamente i redditi di lavoro autonomo abituale – ovvero quelli derivanti dall’esercizio di arti e professioni in forma abituale, anche tramite partita Iva – e le provvigioni corrisposte a soggetti legati da rapporti continuativi di agenzia, rappresentanza o mediazione.
Se da un lato questa dilatazione dei termini, introdotta con l’intento dichiarato di semplificare il calendario fiscale e concedere più tempo ai sostituti per adempiere a comunicazioni spesso contabilmente complesse, può apparire come un’agevolazione, dall’altro lato essa collide inevitabilmente con i tempi tecnici necessari all’Agenzia delle Entrate. Per poter includere i dati nella dichiarazione precompilata, infatti, l’Amministrazione finanziaria deve ricevere i flussi informativi, processarli e incrociarli con le altre banche dati a disposizione. Una trasmissione effettuata il 30 aprile, o nei giorni immediatamente precedenti, lascia una finestra temporale estremamente ridotta – poche settimane – affinché l’Agenzia possa completare questo complesso lavoro di elaborazione e restituire al contribuente un modello Redditi già popolato con le informazioni relative ai compensi percepiti. Il risultato, concreto e tutt’altro che remoto, è che per molti professionisti e titolari di partita Iva la dichiarazione precompilata che troveranno online potrebbe presentarsi del tutto sprovvista dei dati relativi ai propri redditi, app app apparendo di fatto come un contenitore vuoto, o quasi.
I tempi del Fisco e l’incognita dei redditi “in bianco”
L’architettura del sistema, va detto, non prevede un blocco o un rinvio generalizzato. La dichiarazione precompilata per il 2026 verrà comunque pubblicata secondo i consueti tempi, ma è altamente probabile che i redditi da lavoro autonomo, proprio in virtù di questa scadenza posticipata, non siano presenti o lo siano solo in parte. Il sostituto d’imposta, peraltro, rimane obbligato a consegnare la copia sintetica della CU al professionista entro il 16 marzo, indipendentemente dalla successiva trasmissione telematica dei dati all’Agenzia. Questo significa che il lavoratore autonomo potrebbe già essere in possesso del documento cartaceo che attesta i suoi compensi, ma questi stessi compensi non troveranno alcun riscontro nel cassetto fiscale digitale, costringendolo di fatto a compilare manualmente la dichiarazione o a verificare con estrema attenzione ogni singolo campo, vanificando così la funzione di semplificazione e assistenza che la precompilata dovrebbe offrire.
Non va dimenticato, poi, che una terza scadenza, fissata per il 2 novembre 2026 (il termine originario del 31 ottobre cade di sabato), riguarda le certificazioni che contengono esclusivamente redditi esenti o redditi non dichiarabili mediante la precompilata. Per questi ultimi, l’impatto sul modello Redditi è nullo, ma la loro esistenza contribuisce a creare un quadro di scadenze diversificate che richiede una gestione particolarmente attenta da parte degli intermediari e dei sostituti, chiamati a classificare correttamente ciascun percipiente. La normativa, come chiarito anche dal Provvedimento dell’Agenzia delle Entrate n. 15707 del 15 gennaio 2026, è chiara nel distinguere le fattispecie, ma lascia intravedere una complessità operativa non trascurabile, specie per i sostituti di più ridotte dimensioni.
Il nodo delle locazioni brevi e le altre novità
Un ulteriore elemento di attenzione, in questo panorama già di per sé frammentato, è rappresentato dalle locazioni brevi. Anche in questo caso, i corrispettivi derivanti da contratti di locazione breve devono essere comunicati all’Agenzia delle Entrate tramite CU, con l’obbligo, introdotto di recente, di indicare il Codice Identificativo Nazionale (CIN) dell’immobile, a testimonianza di una volontà del legislatore di stringere le maglie sui controlli relativi a questo settore. La trasmissione di questi dati segue le scadenze ordinarie del 16 marzo, trattandosi di redditi che confluiscono nella dichiarazione precompilata. Rimangono esclusi dall’invio entro tale data, invece, e possono essere trasmessi entro novembre, i dati relativi ad alcune tipologie di redditi esenti o non rilevanti ai fini della precompilata, un aspetto, questo, che richiede una certa perizia nel distinguere le varie casistiche.
Il rischio concreto, per i lavoratori autonomi e per i professionisti con partita Iva, è dunque quello di ritrovarsi di fronte a una dichiarazione dei redditi che definire “precompilata” sarebbe quantomeno improprio, essendo privata del suo contenuto informativo principale. Un paradosso burocratico che, se non opportunamente chiarito e gestito attraverso strumenti che consentano un aggiornamento tempestivo dei dati a ridosso della scadenza di aprile, potrebbe tradursi in un aggravio di lavoro per i contribuenti e i loro consulenti, chiamati a integrare manualmente quanto il Fisco non è stato in grado di acquisire in tempo utile.




