Christine Lagarde precisa la rotta della Bce tra stablecoin e pressioni politiche
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Redazione Economia
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In un contesto finanziario in rapida evoluzione, dove l’innovazione digitale avanza di pari passo con le complesse dinamiche della politica monetaria, la presidente della Bce Christine Lagarde è intervenuta per delineare i confini dell’azione dell’istituto di Francoforte. Rispondendo a interrogativi sulle pressioni governative, che in diverse aree del mondo spingono per un alleggerimento più marcato dei tassi di interesse o per nuovi programmi di acquisto titoli, Lagarde ha sottolineato come la Banca centrale europea non sia “dipendente dalla politica di bilancio” degli Stati. Un chiarimento netto, il suo, che mira a preservare l’autonomia decisionale in un panorama, come quello attuale, in cui la gestione degli spread e delle condizioni di indebitamento nazionale rimangono temi delicati.
La risposta europea alle stablecoin parte dalle banche
Proprio mentre la politica monetaria rivendica il proprio spazio di manovra, un altro fronte si è aperto, quello dei pagamenti del futuro. L’Europa, infatti, non è rimasta a guardare di fronte al crescente fermento attorno alle valute digitali stabili, le cosiddette stablecoin, un settore in cui gli Stati Uniti, anche sotto la presidenza di Donald Trump, hanno mostrato notevole dinamismo. La risposta continentale si è articolata, in prima battuta, attraverso un’alleanza tra nove grandi istituti di credito, un consorzio privato che ha gettato le basi per una iniziativa capace di intercettare un mercato potenzialmente enorme. Secondo una recente analisi condotta da EY nell’area EMEA, entro il 2030 i pagamenti effettuati in stablecoin potrebbero valere tra i 2,1 e i 4,2 trilioni di dollari, una cifra che rappresenterebbe una fetta compresa tra il 5 e il 10 per cento del volume globale degli scambi.
Qivalis, la “chiave per il valore” made in Eu
Da quel primo passo è nato un progetto concreto, battezzato Qivalis, acronimo che sta per “la chiave per il valore”. Si tratta della prima stablecoin ancorata all’euro, il cui debutto sul mercato è calendarizzato per la metà del 2026. L’iniziativa, che attira già significativa attenzione, è il frutto del lavoro congiunto di dieci banche europee, tra le quali figurano per l’Italia Unicredit e Banca Sella. Al consorzio aderiscono, inoltre, l’olandese Ing, la belga Kbc, la danese Danske Bank, la tedesca DeKa Bank, la svedese Seb, la spagnola Caixa e l’austriaca Raiffeisen Bank International. L’obiettivo dichiarato è ambizioso: costruire un’infrastruttura di pagamento robusta e interoperabile, destinata a diventare un punto di riferimento per imprese, professionisti e grandi operatori finanziari che operano attraverso confini e piattaforme differenti.
Un ecosistema in formazione
L’annuncio del lancio di Qivalis non è stato l’unico segnale di movimento nel panorama europeo. A seguire, dopo un lasso di tempo non eccessivo, è giunta anche l’iniziativa di Bancomat, che attraverso la sua Eur-Bank ha presentato un proprio progetto nel medesimo ambito. Questi sviluppi, considerati nel loro insieme, disegnano un ecosistema in formazione, dove gli attori tradizionali della finanza si organizzano per giocare un ruolo da protagonisti nella transizione verso i pagamenti digitali. La mossa del consorzio bancario, in particolare, rappresenta un tentativo di offrire una alternativa “pan-europea” e regolamentata, provando a rispondere alla domanda di efficienza e stabilità che arriva dal mercato, senza per questo cedere terreno sulla sovranità monetaria.




