Crack, sequestro e picconate: il patto di sangue che lega Ostia a Tor Bella Monaca

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il 29 luglio scorso, intorno alle ore 20.30, un uomo di 30 anni si è presentato in piazza Lorenzo Gasparri, cuore pulsante dello spaccio ad Ostia, con l’intenzione dichiarata di acquistare una dose di crack. Quell’appuntamento, però, si è rivelato una trappola ordita ai suoi danni: il giovane è stato invece prelevato e consegnato ad un altro sodalizio criminale, operativo nel quadrante opposto della capitale, a Tor Bella Monaca, dove è stato sottoposto a un sequestro lampo e a un violento pestaggio che gli è costato la frattura del setto nasale.

Il filo rosso che unisce le due piazze di spaccio, quella del litorale e quella della periferia est, è emerso con chiarezza dalle indagini dei Carabinieri della Compagnia di Roma Ostia, che hanno ricostruito un meccanismo di ritorsioni e controllo del territorio basato su un’alleanza operativa tra gruppi criminali di diversa origine etnica.

La trappola in piazza Gasparri e il trasferimento a Tor Bella Monaca

Secondo quanto emerso dall’inchiesta coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, la vittima, un trentenne italiano, non era un semplice acquirente occasionale. I pusher che lo hanno attirato nella piazza di Ostia lo conoscevano e sapevano che aveva un debito da saldare con il sodalizio di Tor Bella Monaca; così lo hanno aggredito e caricato a bordo di un’auto per consegnarlo ai loro complici della periferia est.

Durante il tragitto e nei successivi momenti della detenzione, il giovane è stato picchiato ripetutamente, subendo anche un tentativo di intimidazione per dissuaderlo dal denunciare l’accaduto, che lo ha costretto a difendersi con uno spray al peperoncino per cercare di allontanare i suoi aggressori. I Carabinieri sono intervenuti in seguito alla richiesta di soccorso della vittima, che aveva riportato lesioni giudicate guaribili in diversi giorni.

Cinque misure cautelari tra carcere e divieto di dimora

All’alba del 7 settembre, i militari dell’Arma hanno eseguito un’ordinanza cautelare firmata dal GIP del tribunale di Roma, che ha disposto la custodia in carcere per tre indagati e il divieto di dimora per altri due. Si tratta di cinque giovani, tutti di età compresa tra i 20 e i 29 anni: quattro di loro sono di origine nordafricana, mentre il quinto è un cittadino albanese. Le accuse, formulate a vario titolo, sono pesanti: sequestro di persona finalizzato all’estorsione, lesioni personali aggravate e violenza privata.

La DDA ha coordinato le indagini, ritenendo che il modus operandi – l’uso della violenza come strumento di riscossione coatta e la cooperazione tra gruppi di nazionalità diversa – presenti profili di aggravamento legati alla metodologia mafiosa, anche se al momento non sono stati formalizzati reati associativi di tipo 58-bis.

La riapertura del covo e le indagini sui rapporti tra le gang

Un elemento che ha ulteriormente alimentato l’inchiesta è il ritrovamento, nei giorni successivi al sequestro, del locale utilizzato per la detenzione della vittima a Tor Bella Monaca: i carabinieri hanno accertato che il covo, che era stato chiuso e sigillato dalle forze dell’ordine a seguito di un precedente intervento, era stato riaperto con l’uso di picconate. Questo dettaglio ha confermato agli inquirenti la determinazione dei gruppi criminali a mantenere il controllo delle piazzole di spaccio, nonché la loro capacità di riorganizzarsi rapidamente nonostante i colpi inferti dallo Stato.

La scena del crimine, con i segni evidenti della forzatura, è stata documentata dai militari e ha fornito ulteriori spunti per ricostruire la mappa dei rapporti tra gli spacciatori di Ostia e quelli di Tor Bella Monaca, che sembrano condividere non solo rotte di approvvigionamento della droga ma anche un codice di condotta basato sulla punizione esemplare dei debitori.

L’aggressione del 29 luglio e la strategia intimidatoria

Le indagini hanno accertato che il 30enne, prima di essere sequestrato, era stato attirato con l’inganno nella piazza del litorale romano: i suoi aguzzini gli avevano promesso la dose di crack, ma appena arrivato lo hanno invece bloccato e consegnato ai complici di Tor Bella Monaca, che lo attendevano per saldare il conto relativo a un precedente acquisto di stupefacenti non pagato.

Durante il sequestro, la vittima è stata ripetutamente minacciata e percossa; in un momento di apparente tregua, ha utilizzato lo spray al peperoncino per sottrarsi alla presa dei carcerieri, riuscendo poi a fuggire e a chiedere aiuto. I medici del pronto soccorso hanno riscontrato la frattura del setto nasale e altre lesioni compatibili con un'aggressione multipla, mentre i militari, dopo aver raccolto la testimonianza, hanno avviato le intercettazioni e i pedinamenti che hanno portato all’identificazione dei cinque indagati.

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