La svolta del padre dei bambini del bosco: un incontro riservato per provare a ricucire

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un colloquio durato quasi tre ore, tenutosi nella massima riservatezza, potrebbe rappresentare l’inizio di una inversione di rotta nella intricata vicenda giudiziaria che tiene banco in Abruzzo. Nathan Trevallion, il padre inglese dei tre bambini vissuti per mesi in condizioni di isolamento in un bosco tra Palmoli e Monteodorisio, ha incontrato l’assistente sociale Veruska D’Angelo e la Garante per l’infanzia e l’adolescenza della Regione Abruzzo, Alessandra De Febis. Un faccia a faccia, quello avvenuto nella sede del ECAD a Monteodorisio, che segna un distacco significativo dalle posizioni di chiusura totale mantenute fino a poche settimane fa e che ha visto il genitore manifestare una inedita disponibilità a seguire le indicazioni dei servizi sociali, un percorso che, inevitabilmente, prescinde per ora dalla moglie Catherine, allontanata dalla casa famiglia di Vasto dopo i suoi atteggiamenti giudicati ostili dalle istituzioni.

L’obiettivo dichiarato da Trevallion, come emerge dai colloqui con le autorità, è quello di ricreare le condizioni minime per poter richiedere al Tribunale per i minorenni dell’Aquila una revisione della sospensione della potestà genitoriale che, dal 20 novembre 2025, lo tiene separato dai figli. In questo nuovo atteggiamento, il padre avrebbe accettato di sottoporre i tre piccoli a regolari visite pediatriche e di rispettare il calendario vaccinale, superando di fatto le precedenti resistenze che avevano caratterizzato la scelta di vita ai margini della società. Parallelamente, dal punto di vista logistico, il Comune di Palmoli ha messo a disposizione un alloggio di settantadue metri quadrati, l’ex casa del custode dello stadio, recentemente ristrutturata e situata a poca distanza dall’istituto comprensivo: una soluzione abitativa che il padre ha già visionato e che, nelle sue intenzioni, dovrebbe facilitare l’inserimento scolastico dei bambini a partire dal prossimo settembre.

Le valutazioni degli esperti e la posizione della Garante nazionale

Mentre il padre tenta questa via di collaborazione, la Garante nazionale per l’infanzia e l’adolescenza, Marina Terragni, ha fatto ingresso nella casa famiglia di Vasto per incontrare i piccoli. Il suo giudizio, al netto delle condizioni fisiche apparentemente buone dei bambini, è netto nel delineare il loro stato psicologico: “la loro notevole agitazione psicomotoria, insieme a un atteggiamento di paura e diffidenza nei confronti degli estranei, rivela un disagio evidente”. Un trauma, quello rilevato dalla Garante, che sarebbe stato aggravato dall’ulteriore separazione dalla madre, avvenuta la settimana precedente, con cui i bambini avevano condiviso i primi mesi nella struttura protetta. Terragni non ha risparmiato critiche alla gestione dell’intera vicenda, sottolineando come la mancata presentazione all’incontro dell’assistente sociale D’Angelo, nonostante l’appuntamento fissato, sia sintomatica di una comunicazione istituzionale quantomeno farraginosa.

D’altro canto, la Garante regionale De Febis, nel tentativo di arginare le polemiche e le voci che si rincorrono sulla vicenda, ha tenuto a precisare che durante le sue visite i bambini sono apparsi sereni e che non risulta alcuno “sciopero della fame” da parte del figlio maschio, voce che era circolata negli ultimi giorni. La stessa De Febis ha confermato l’impegno del padre a intraprendere un percorso di collaborazione con i servizi sociali, un passaggio che i tutori e i tecnici ritengono indispensabile per qualunque ipotesi di ricongiungimento che, al momento, sembra poter riguardare principalmente la figura paterna. Resta da capire, e le relazioni degli psicologi che seguono i minori saranno in tal senso decisive, quale possa essere l’impatto sui bambini di un reinserimento in un contesto abitativo normale ma comunque lontano dalla madre, la cui posizione è ora al vaglio di una perizia psichiatrica i cui esiti sono attesi per la fine di maggio.

I retroscena giudiziari e il nodo delle responsabilità

Parallelamente alla ricerca di una soluzione abitativa e sanitaria per i minori, emergono dettagli sul passato giudiziario della coppia che complicano il quadro. Sembra infatti che in seguito all’episodio di avvelenamento da funghi occorso a un membro della famiglia nel settembre del 2024, i carabinieri avessero aperto un fascicolo presso la Procura di Vasto, un’indagine che si sarebbe successivamente arricchita di nuovi elementi dopo la fuga di Catherine verso la zona di Valsamoggia, nel bolognese, mossa dettata dal timore che lo Stato le sottraesse i figli. Un fascicolo, questo, ancora aperto, che pende come una spada di Damocle sulla testa dei genitori e che rende ancora più urgente, agli occhi della magistratura, la necessità di una prova concreta di cambiamento radicale nelle loro condotte.

A gettare ulteriore luce sulle crepe del sistema, si inseriscono le dichiarazioni del sottosegretario Alfredo Mantovano, il quale, intervenuto sulla vicenda, ha evidenziato come i bambini, che pur vivevano in condizioni precarie, “prima non avevano turbe di alcun genere” mentre oggi manifestano segni di autolesionismo e necessitano di costante supporto psicologico. Un paradosso, quello evidenziato da Mantovano, che solleva interrogativi sulla proporzionalità e sull’efficacia delle misure di tutela adottate, pur nel rispetto del lavoro della magistratura minorile.

Il destino di Catherine e la ricerca di una normalità per i piccoli

Mentre Nathan Trevallion sembra aver imboccato la strada della trattativa e dell’adeguamento alle richieste del Tribunale, la posizione della madre Catherine Birmingham rimane in bilico. La donna, di origini australiane, era stata allontanata dalla struttura di Vasto per i suoi atteggiamenti ritenuti poco collaborativi e fonte di tensione, nonostante le urla strazianti dei bambini al momento della separazione, come raccontato dai legali della coppia. Ora, lontana dai figli e in attesa della perizia psichiatrica che valuterà le sue capacità genitoriali, il suo futuro appare più incerto di quello del marito, sebbene le autorità non escludano a priori un suo reinserimento nel percorso, a patto che si mantenga un clima di serenità.

Nel frattempo, la macchina istituzionale continua a muoversi su più fronti. Il sindacato di Polizia Penitenziaria Spp ha annunciato un sit-in di sostegno ai giudici del Tribunale dei minori, oggetto di pesanti attacchi mediatici e politici. E mentre il governo prepara un disegno di legge per rivedere le procedure di allontanamento dei minori, la priorità resta quella di garantire ai tre bambini una quotidianità fatta di stabilità e cure. Le visite della Garante e la buona disposizione del padre lasciano intravedere uno spiraglio, ma la strada per il ricongiungimento appare ancora lunga e irta di ostacoli burocratici e psicologici. I bambini, nel frattempo, restano nella comunità di Vasto, lontani dai genitori, in attesa che gli adulti trovino un accordo sul loro futuro.

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