Leone XIV alla Sapienza, diciotto anni dopo il “no” a Ratzinger: una visita per ricucire

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Redazione Interno Redazione Interno   -   A diciotto anni di distanza da quel 17 novembre 2007, quando la lettera di 67 docenti – sessantasette firmatari che si opposero con forza alla presenza di Joseph Ratzinger – trasformò la lectio magistralis di Benedetto XVI in un caso diplomatico e culturale senza precedenti, Papa Leone XIV torna oggi, letteralmente, sui medesimi passi che il suo predecessore non poté compiere. La visita al più grande ateneo laico d’Europa, la “Sapienza” di Roma, non è un semplice atto di cortesia istituzionale: si configura piuttosto come un’operazione dal respiro storico, volta a ricucire una frattura che, per quasi due decenni, è rimasta incastonata nel dibattito pubblico come simbolo di un conflitto – quello tra fede e sapere laico – mai realmente sopito. Il Pontefice, arrivato intorno alle 10.20 presso la Cappella Universitaria “Divina Sapienza”, è stato accolto dalla rettrice magnifica, la professoressa Antonella Polimeni, e dal cappellano don Gabriele Vecchione; dopo un momento di preghiera e un breve faccia a faccia con una rappresentanza studentesca, si sposterà verso il piazzale centrale, dove lo attende la scalinata monumentale per il saluto ufficiale agli universitari.

Il caso Ratzinger e quei sessantasette che dissero “no”

Per comprendere la portata del gesto di Leone XIV, occorre riavvolgere il nastro al 2008, quando Benedetto XVI fu costretto a rinunciare – neanche a dirlo, per la prima volta nella storia pontificia – a una visita accademica già ampiamente pubblicizzata. La causa fu una lettera aperta firmata da 67 professori, i quali contestavano, nelle loro argomentazioni, alcune posizioni teologiche e filosofiche di Ratzinger, risalenti al periodo in cui era prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. Quei docenti, interpellati nuovamente in queste ore dall’UCCR (l’emittente dei cattolici italiani), hanno dovuto fare i conti con la domanda che molti si pongono: perché a Leone XIV viene concesso ciò che fu negato a Ratzinger? L’intervista rilasciata ad Angelo Bagnasco, ripresa da Nico Spuntoni, e le successive dichiarazioni di Mieli – il quale, a suo tempo, aveva ironizzato sulla possibilità che “i Papi vadano all’università a seconda del gradimento” – riaccendono i riflettori su un passato non ancora completamente metabolizzato.

Un clima capovolto: dalla contestazione all’attesa trepidante

Le riprese di RaiNews, che hanno documentato la mattinata all’interno dell’ateneo, restituiscono una fotografia agli antipodi rispetto a quella del 20 novembre 2007. Allora, cartelli e proteste davanti ai cancelli; oggi, trepidazione e un’attesa quasi familiare tra gli studenti, molti dei quali – va detto – non erano nemmeno nati all’epoca del veto accademico. La diretta streaming, attivata già dalle ore 10, testimonia l’interesse trasversale per un evento che, nelle intenzioni della segreteria vaticana, non vuole essere una resa dei conti postuma. Né, d’altronde, si colgono nel discorso papale – ancora in bozza ma già anticipato da ambienti curiali – cenni a quella “censura” che Ratzinger subì. Leone XIV preferisce un approccio più sottile: la presenza fisica, l’esserci, diventa essa stessa il messaggio. Senza pronunciare una parola di scusa, e senza menzionare i nomi dei sessantasette, il Pontefice ricuce semplicemente camminando.

Quel famoso elenco di docenti e il silenzio (educato) di oggi

Nessuno, tra i firmatari ancora in vita, ha rilasciato dichiarazioni di fuoco nelle ore precedenti l’arrivo di Leone XIV; l’unico commento pervenuto, filtrato da alcune agenzie, parla di “rispetto per l’istituzione pontificia” senza però alcuna ritrattazione rispetto alle critiche mosse a Ratzinger. Mieli, in un’intervista a caldo, aveva definito “strano” il silenzio del nuovo Papa sul caso, auspicando che “domani” – cioè oggi – ce ne fosse almeno un cenno. Quel cenno, tuttavia, non è arrivato. Il programma procede serrato: dopo l’incontro nella cappella, il Pontefice si affaccia sulla scalinata, dove qualche centinaio di studenti lo applaude. Tra loro, alcuni di quei ragazzi che nel 2007 agitavano striscioni ora sono docenti o ricercatori; assistono, in seconda fila, a quello che a tutti gli effetti appare come un atto di ordinaria amministrazione del dialogo. E forse, proprio nella sua ordinarietà, si cela la vera forza della visita: nessuna resa, nessuna vittoria, solo il faticoso e prosaico gesto di tornare dove, diciotto anni fa, un Papa non poté entrare.

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