La visita di papa Leone alla Sapienza, diciotto anni dopo il «no» a Ratzinger
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Redazione Interno
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A diciotto anni di distanza da quella che, con il senno di poi, si sarebbe rivelata una cesura non solo accademica ma anche culturale, papa Leone XIV torna oggi alla Sapienza – il più grande ateneo laico d’Europa – con un obiettivo dichiarato solo dai fatti, più che dalle parole: ricucire, se non una ferita aperta, quantomeno una frattura rimasta a lungo intrisa di simboli. Fu il 17 novembre 2007, infatti, quando sessantasette docenti firmarono una lettera di protesta contro la visita di Benedetto XVI, un documento che portò all’annullamento dell’evento e trasformò quel caso in uno dei capitoli più aspri del rapporto tra gerarchia ecclesiastica e mondo universitario italiano. Oggi il clima, a giudicare dalle anticipazioni offerte da RaiNews e dai resoconti della vigilia, appare radicalmente mutato: non più contestazioni preventive, ma una «trepidazione» diffusa tra gli studenti, che sembrano attendere il pontefice come un interlocutore e non come un ingombrante simbolo del passato.
Il caso Ratzinger e quella lettera che fece discutere per anni
Per comprendere la portata del gesto di Leone XIV – il quale, va ricordato, ha scelto di non eludere il precedente ma di affrontarlo senza retorica – occorre tornare indietro al 2008, quando Benedetto XVI fu costretto a rinunciare alla visita ufficiale dopo le polemiche sollevate da un gruppo di professori e ricercatori. Costoro, come documentato dall’UCCR che ha recentemente riascoltato alcuni dei firmatari originali, giudicavano incompatibile la presenza di un papa in un ateneo laico in nome di una concezione forse troppo rigida della laicità. «Cosa ne pensano, oggi, di Leone XIV? Perché lui sì e Ratzinger no?»: sono queste le domande che si sono riproposti i giornalisti nel momento in cui è giunto l’invito ufficiale, e che ancora riecheggiano nei corridoi della facoltà di Lettere come in quelli di Giurisprudenza. Paolo Mieli, intervenuto a caldo sull’argomento, ha ricordato come sarebbe stato «strano se domani il nuovo Papa non facesse cenno» a quella vicenda, quasi a suggerire che il silenzio, in questo caso, sarebbe suonato colpevole quanto le urla di allora.
Il programma della giornata e l’attesa degli studenti
La giornata di oggi prevede un programma scandito da momenti precisi, tutti trasmessi in diretta streaming dalle 10. Alle 10.20 l’arrivo del pontefice alla Cappella Universitaria “Divina Sapienza”: qui ad accoglierlo, con ogni probabilità, la rettrice magnifica, professoressa Antonella Polimeni, e il cappellano don Gabriele Vecchione. Dopo una breve preghiera – che alcuni osservatori hanno definito un “ponte” più che un rito – e un incontro riservato con alcuni studenti selezionati, Leone XIV raggiungerà il piazzale centrale. Sarà dalla scalinata monumentale, quella stessa da cui avrebbe dovuto parlare Ratzinger, che il Papa si affaccerà per il saluto ufficiale agli universitari. Nessun discorso lungo, secondo le prime indiscrezioni, ma un gesto che vale più di mille parole: mostrarsi lì, in quel luogo conteso, come un ospite non più temuto ma accolto.
Le voci di chi si oppose e il paradosso di un doppio trattamento
Tra i materiali preparati per la ricorrenza, spicca un’intervista di Nico Spuntoni ad Angelo Bagnasco, nella quale si discute proprio dell’annullamento della visita di Benedetto XVI e del significato che assume oggi il ritorno di un papa alla Sapienza. «I Papi vanno all’università a seconda del gradimento?», chiedeva retoricamente Mieli, e la domanda trova una risposta implicita nella scelta di Leone XIV di non aspettare un’approvazione preventiva, ma di presentarsi ugualmente. Alcuni dei firmatari della lettera del 2007, interpellati nuovamente, hanno espresso una posizione sfumata: non più il rifiuto secco di allora, ma una cauta apertura, quasi a suggerire che il tempo – o forse la personalità di questo papa – abbia smussato gli spigoli. Nessuno, però, ha ritrattato il proprio no a Ratzinger; si è invece insistito sulla differenza tra i due contesti storici, dimenticando forse che la libertà di pensiero vale anche per i papi, e non solo contro di loro. La cronaca, comunque, registra i fatti: oggi Leone XIV sale quella scalinata, e lo fa senza chiedere il permesso a nessuno.




