Fondazione Ratzinger, lo storico don Roberto Regoli è il nuovo presidente
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Redazione Esteri
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Come stabilito dallo statuto che disciplina la vita dell’ente, le cui disposizioni prevedono un mandato quinquennale per tutte le cariche istituzionali, la Segreteria di Stato – cui la fondazione fa diretto riferimento – ha proceduto al rinnovo degli organi, il cui ciclo, avviato cinque anni or sono, si è appunto concluso nel 2025. Questi passaggi, che garantiscono il regolare avvicendamento ai vertici degli organismi vaticani, hanno portato alla nomina di una nuova figura alla guida del consiglio di amministrazione: il professor don Roberto Regoli, storico della Chiesa di consolidata fama e docente presso la Pontificia Università Gregoriana. Egli subentra in un ruolo di grande prestigio, che per un decennio è stato ricoperto dal gesuita padre Federico Lombardi, il cui nome è indissolubilmente legato alla sua lunga attività di portavoce per i pontefici Benedetto XVI e Francesco.
I nuovi equilibri del consiglio
Alla guida della fondazione, istituita nel marzo del 2010 con l’obiettivo primario di promuovere lo studio e la diffusione del pensiero teologico di Joseph Ratzinger – sia nel periodo del suo pontificato, sia in quello precedente – attraverso un articolato programma di convegni, seminari e pubblicazioni, don Regoli non sarà solo. Al suo fianco, infatti, il consiglio di amministrazione vedrà la conferma di alcuni membri uscenti: l’arcivescovo Georg Gänswein, il professor Achim Buckenmaier, Francesca Bazoli e Alberto Gasbarri. Una continuità, questa, che appare funzionale a mantenere salda la rotta di un organismo che, per sua natura, opera in stretta sintonia con le linee guida della Santa Sede, come dimostra il rinnovo stesso delle cariche, formalizzato – ha ricordato lo stesso Regoli – dal Santo Padre Leone XIV e dal cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin.
La composizione del comitato scientifico
Accanto al rinnovato cda, un’altra struttura riveste un’importanza fondamentale per le attività dell’ente: il comitato scientifico, i cui componenti sono nominati direttamente dal Papa. Nel nuovo assetto, a tale organo appartengono cardinali di curia e presuli di riconosciuto spessore dottrinale, come Kurt Koch e Ángel Fernández Artime, insieme agli arcivescovi Salvatore Fisichella, Rudolf Voderholzer e Bruno Forte. La loro funzione, com’è facile intuire, è quella di vigilare sulla qualità e sull’ortodossia degli studi promossi, affinché l’eredità intellettuale del Papa emerito – la cui scomparsa ha lasciato un vuoto nel panorama teologico contemporaneo – venga indagata e trasmessa con il necessario rigore, senza cedere a facili semplificazioni o a interpretazioni di parte.
Una transizione nel segno della gratitudine
Nel momento in cui ha preso atto della sua designazione, don Regoli ha voluto esprimere un sentimento di «riconoscenza» verso chi lo ha preceduto e verso le massime autorità che hanno operato la scelta. Un tono, il suo, volutamente sobrio e rispettoso della tradizione, lontano da qualsiasi enfasi retorica. La sua figura di studioso, del resto, sembra incarnare perfettamente la missione della fondazione: unire al profondo rispetto per la persona e per l’opera di Benedetto XVI un approccio critico e documentato, capace di attirare l’interesse non solo degli addetti ai lavori, ma anche di un pubblico più vasto, desideroso di comprendere le complesse sfumature di un magistero che ha segnato un’epoca. La sua presidenza, pertanto, si prospetta come un ponte tra la memoria storica e la ricerca futura, in un contesto ecclesiale che continua a misurarsi con le sollecitazioni del presente.




