Arresto del sindaco Stasi, Occhiuto garantista e FdI all'attacco

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L'arresto del sindaco di Corigliano Rossano, Flavio Stasi, ha provocato uno shock negli ambienti politici calabresi. Stasi, primo cittadino di centrosinistra riconfermato alle comunali del 2024, figura tra i 17 destinatari degli arresti domiciliari nell'ambito di un'operazione antindrangheta nella piana di Sibari, che ha portato complessivamente a 41 misure cautelari, 24 delle quali notificate a persone già detenute.

Le reazioni: garantismo di Occhiuto, attacco di Fratelli d'Italia

Dalla parte politica del sindaco sono arrivati commenti di vicinanza e solidarietà, mentre nel centrodestra si sono delineati due atteggiamenti distinti. Il presidente della Regione, Roberto Occhiuto, ha commentato la vicenda confermandosi garantista senza se e senza ma, quindi senza anticipare alcun giudizio su un'indagine che coinvolge un amministratore avversario. Fratelli d'Italia ha scelto invece la linea dell'attacco al sindaco, richiamando nei suoi interventi anche le proteste degli agricoltori, con il ministro dell'Agricoltura Francesco Lollobrigida tra le voci del partito che hanno preso posizione sul caso.

L'operazione Ginestra e la guerra di mafia nella Sibaritide

L'operazione Ginestra è coordinata dalla Dda di Catanzaro e condotta dai carabinieri del Comando provinciale di Cosenza. Non nasce come inchiesta sulla politica della Sibaritide: i riflettori degli inquirenti sono puntati soprattutto sulla 'ndrangheta della Piana di Sibari, in un'indagine che abbraccia, come mai prima, i territori di Corigliano Rossano e di Cassano all'Ionio. Tra gli arrestati c'è anche Damiano Pepe, ritenuto un presunto boss, rimasto ferito venerdì scorso in un episodio legato alla guerra di mafia che in queste ore passa in secondo piano rispetto alla posizione del sindaco. I filoni d'indagine su Stasi e sul consigliere comunale Piero Lucisano rappresentano una parte minima del lavoro svolto negli anni dagli investigatori.

Voti in cambio di lavoro: la contestazione a Lucisano e Mingrone

Una misura cautelare ha raggiunto anche Pietro Lucisano, consigliere comunale di Forza Italia, inserito nella struttura della consigliera regionale Rosaria Succurro, insieme ad Antonio Mingrone. A entrambi viene contestato il reato di scambio elettorale politico-mafioso. L'ipotesi accusatoria riguarda un presunto accordo tra consenso elettorale e promessa di lavoro: i voti sarebbero stati offerti in cambio di un impiego, e la promessa mantenuta è costata a Lucisano il provvedimento restrittivo.

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