Il controverterrà annuncio di Nvidia DLSS 5, quello che ha scatenato l’ira di giocatori e addetti ai lavori per via di quell’effetto “filtro Instagram” applicato ai personaggi piú famosi del momento, nasconde un retroscena significativo che riguarda il rapporto, talvolta conflittuale, tra i vertici aziendali e chi il codice lo scrive veramente.

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Stando a quanto raccolto da Insider-Gaming e riportato da diverse testate, sembra che numerosi sviluppatori di Capcom e Ubisoft siano stati colti completamente alla sprovvista dalla presentazione ufficiale della tecnologia durante la GTC 2026. Non solo non sapevano che i loro giochi, titoli del calibro di Resident Evil Requiem e Assassin‘s Creed Shadows, sarebbero stati utilizzati come cavie di laboratorio per mostrare le potenzialità del nuovo corso grafico di Nvidia, ma hanno anche scoperto le modifiche all’identità visiva delle loro creature nello stesso identico momento del pubblico, visionando cioè quei filmati che hanno scatenato il putiferio. Una sorpresa doppia, dunque: la prima legata all’esistenza stessa del progetto di DLSS 5 applicato ai propri lavori, la seconda relativa all’impatto estetico, che ha lasciato molti di loro “scioccati” al pari degli utenti. Un portavoce di Ubisoft avrebbe confessato al sito americano di aver appreso tutto contestualmente alla divulgazione pubblica del filmato, sollevando piú di un interrogativo sulla comunicazione interna ai colossi dello sviluppo.

Eppure, a un livello gerarchico superiore, la musica era ben diversa. Il comunicato stampa diffuso da Nvidia per accompagnare il lancio del nuovo corso del Deep Learning Super Sampling brillava infatti di dichiarazioni entusiastiche provenienti proprio dai piani alti delle stesse software house. Jun Takeuchi, produttore esecutivo di Capcom, non aveva esitato a lodare le potenzialità immersive della tecnologia, dichiarando che DLSS 5 rappresenta “un ulteriore passo importante” per la serie. Dall’altra parte, Yves Guillemot in persona, CEO di Ubisoft, aveva parlato di “passo avanti” per l’immersività, un traguardo in grado di cambiare ciò che è possibile promettere ai giocatori. Il paradosso è evidente: mentre i manager tessevano le lodi di una collaborazione tecnologica che prometteva di rendere i mondi di gioco piú credibili, i team artistici e tecnici si trovavano a fare i conti con un pugno nello stomaco, vedendo i propri personaggi alterati da un algoritmo che, di fatto, sovrascriveva le scelte estetiche originali.

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