Sigarette, da oggi rincari fino a 50 centesimi: il quarto aumento del 2026 colpisce i tabacchi

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Dal 15 aprile 2026, accendere una sigaretta costa sensibilmente di più: l’ennesimo aggiornamento delle accise, comunicato dall’Agenzia delle dogane e dei monopoli, ha infatti innescato un rincaro che per alcuni prodotti arriva fino a 50 centesimi a pacchetto. Si tratta, va detto, di un intervento già annunciato da tempo nell’ambito della manovra di bilancio – quella che prevede un aumento complessivo di circa 40 centesimi nell’arco di tre anni – e rappresenta il quarto rialzo solo dall’inizio del 2026. A essere interessati non sono soltanto i marchi economici, ma anche quelli di fascia più alta, con conseguenze che si ripercuotono sull’intera filiera dei prodotti da fumo, sigarette tradizionali comprese, così come il tabacco trinciato e i sigari.

Quanto costano ora le bionde più vendute

Guardando ai listini aggiornati, le sigarette di largo consumo – quelle cioè che si trovano nei distributori automatici e nelle tabaccherie – si collocano ormai stabilmente sopra la soglia dei 6 euro a pacchetto. Alcune varianti, soprattutto tra i blend più ricercati o quelli con filtri particolari, arrivano a toccare quota 6,80 euro. Un salto non indifferente, se si considera che solo pochi mesi fa diversi prodotti si attestavano ancora attorno ai 5,50 euro. L’aumento odierno, che per alcuni marchi raggiunge i 30 centesimi a pacchetto, non è però uniforme: l’Agenzia delle dogane ha infatti scelto di applicare i rincari a rotazione, colpendo cioè marche diverse in momenti diversi, una dinamica già sperimentata nei mesi precedenti e che rende meno immediata la percezione del rincaro per il consumatore finale.

Tabacco trinciato e sigari: aumenti a grappolo

Non solo le sigarette industriali: il rialzo delle accise investe con la stessa forza il tabacco trinciato, molto usato da chi preferisce farsi le sigarette da solo, e l’intera categoria dei sigari, compresi quelli piccoli detti «cheroot». Anche in questi segmenti i rincari variano dai 20 ai 50 centesimi a pezzo o a pacchetto, a seconda della fascia di prezzo e della politica commerciale dei singoli produttori. Le tabaccherie, dal canto loro, si limitano ad applicare i nuovi prezzi imposti dalle circolari, senza alcuna facoltà di intervenire sugli scostamenti. Gli esercenti, va ricordato, hanno ricevuto comunicazione ufficiale già nei giorni scorsi, con tabelle dettagliate che indicano marca per marca il nuovo costo al pubblico.

Una scia di aumenti che non si ferma al 2026

L’intervento di metà aprile si inserisce in un percorso di ascesa dei prezzi fissato per legge, e le proiezioni – quelle rese note dal governo in sede di approvazione della manovra – lasciano intendere che non si tratterà dell’ultimo scatto. Il meccanismo scelto dal legislatore è quello dell’adeguamento periodico delle accise all’inflazione programmata, un sistema che negli ultimi anni ha già prodotto rincari a cadenza quasi bimestrale. Chi fuma, insomma, si trova davanti a un’abitudine sempre più onerosa: un pacchetto da sei euro, al netto degli ultimi due rialzi, pesa oggi sul bilancio familiare quasi il 15% in più rispetto a dodici mesi fa. Le marche coinvolte, pubblicate nelle consuete circolari dell’Agenzia delle dogane, includono sia i grandi marchi internazionali sia alcuni prodotti locali a minor costo, a dimostrazione che nessuna fascia di mercato è stata risparmiata.

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