Christa Pike cosciente e in grado di parlare dopo il fallimento dell'esecuzione in Tennessee

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Christa Pike, la detenuta nel braccio della morte del Tennessee sopravvissuta a due dosi di pentobarbital, ha ripreso conoscenza e riesce a parlare, seppure con difficoltà. Lo hanno riferito i suoi avvocati, precisando che la donna si trova in un ospedale di Nashville, dove è ancora piantonata e ammanettata al letto nonostante le gravi condizioni di salute.

Lo stato di salute dopo l'esecuzione fallita

Secondo quanto dichiarato dal suo legale Randy Spivey, Pike ha riacquistato coscienza il 6 ottobre, quando i medici, appena un giorno prima, la ritenevano ormai cerebralmente morta e avevano programmato di sospendere il supporto vitale. Le sue prime parole, ha raccontato il difensore, sono state: «Dove sono e chi siete?». Le sue condizioni restano però critiche: ha un coagulo di sangue, una polmonite, non riesce a deglutire né a nutrirsi e non può muovere le braccia, rimaste gravemente gonfie dopo le iniezioni.

Nonostante la gravità del quadro clinico, il personale medico aveva chiesto di rimuovere le manette che la legano al letto d'ospedale, ma la richiesta è stata respinta dalle autorità carcerarie.

La vicenda giudiziaria e la richiesta di preservare le prove

La sua storia è al centro di una complessa battaglia legale. Pike, 50 anni, era stata condannata a morte per l'omicidio di Colleen Slemmer, una diciannovenne uccisa nel 1995 a Knoxville, quando l'allora imputata aveva 18 anni. L'esecuzione, prevista per il 30 settembre nel carcere di Riverbend a Nashville, è fallita dopo due dosi di pentobarbital: la detenuta ha continuato a respirare ed è stata trasportata in ospedale in condizioni critiche.

Mercoledì 7 ottobre, durante un'udienza urgente presso la Chancery Court di Nashville, il giudice I'Ashea Myles ha ordinato allo Stato del Tennessee di conservare tutto il materiale probatorio relativo all'esecuzione fallita: si va dalle cartelle cliniche alle comunicazioni interne del personale penitenziario, compresi i messaggi scambiati sull'app criptata Signal, fino agli aghi e alle sacche per flebo utilizzate nella camera dell'esecuzione.

Il provvedimento rappresenta, secondo gli avvocati di Pike, «il primo passo» di una lunga battaglia giudiziaria destinata a chiarire cosa sia realmente accaduto.

Le ripercussioni politiche e amministrative

Nei giorni successivi al tentativo di esecuzione, il governatore Bill Lee ha sospeso tutte le esecuzioni in Tennessee fino alla fine del 2026 e ha avviato una revisione indipendente affidata all'ex procuratore federale Ed Stanton. La sospensione ha rinviato anche l'esecuzione di Gary Wayne Sutton, programmata per il 3 dicembre. Nel frattempo, il commissario del Dipartimento della Correzione, Frank Strada, ha rassegnato le dimissioni il 3 ottobre, dichiarando di voler consentire alla revisione di procedere senza interferenze.

La sua uscita di scena segue le critiche per un altro caso problematico avvenuto nello stesso anno, quello di Tony Carruthers, la cui esecuzione era stata interrotta in maggio per l'impossibilità di trovare una vena accessibile.

Un caso senza precedenti

Pike è considerata la prima persona negli Stati Uniti a sopravvivere dopo aver ricevuto un ciclo completo di farmaci per l'iniezione letale, somministrato per via endovenosa. Le testimonianze raccolte durante la conferenza stampa seguita all'esecuzione hanno descritto una scena drammatica: i testimoni hanno riferito di aver udito la donna russare e respirare rumorosamente anche dopo la chiusura delle tende della camera di esecuzione, e di averla sentita lamentare un forte dolore al braccio, «come se stesse per scoppiare».

I legali sostengono che il farmaco potrebbe essere finito nei tessuti anziché nel flusso sanguigno, a causa delle difficoltà nell'inserimento dell'ago, e che siano stati utilizzati almeno sette aghi. La procura generale ha dal canto suo affermato che il dipartimento penitenziario ha seguito ogni fase del protocollo approvato.

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