Nordcoreani in guerra per la Russia, la verità dietro le identità false
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Redazione Esteri
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Artyom Ayusheev, nato il 4 aprile 1996 a Ulan Ude, nel sud della Siberia, è morto venerdì scorso in battaglia a Polyanskoe, nel Kursk. Tuttavia, la sua carta d'identità, priva di timbri e con uno stemma della Federazione russa imperfetto, rivela una verità inquietante: Artyom non esiste. È uno dei tanti soldati nordcoreani a cui la Russia ha fornito una falsa identità per nascondere il numero di militari che il regime di Pyongyang sta inviando a Vladimir Putin in quest'ultimo atto dell'operazione speciale.
Secondo un rapporto di Seul, sarebbero già più di 1.100 i soldati nordcoreani caduti combattendo al fianco dei russi. Kiev, tuttavia, riporta cifre ancor più gravi, stimando che le perdite siano tre volte superiori. Pyongyang, a inizio novembre, ha inviato circa 12.000 soldati nella regione di Kursk, in parte occupata dalle milizie di Kiev. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha avvertito che c'è il rischio che la Corea del Nord invii ulteriori truppe e materiale militare all'esercito russo.
La Corea del Nord, nonostante le pesanti perdite, non sembra intenzionata a far venire meno il proprio sostegno alla Russia. Le testimonianze dei soldati ucraini parlano di un tiro a segno "tipo un videogioco sparatutto facile", con i nordcoreani inesperti e preda dei droni. Tuttavia, il regime di Kim Jong-un continua a valutare la spedizione di nuovi battaglioni in cambio di denaro e petrolio.
In questo contesto, la morte di Artyom Ayusheev, e di molti altri come lui, solleva interrogativi inquietanti sulla vera portata del coinvolgimento nordcoreano nel conflitto ucraino e sulle strategie adottate dalla Russia per mascherare la presenza di questi soldati stranieri.




